I 5 stelle alzano l’asticella della sfida sulla manovra che Luigi Di Maio vuole “degna” delle promesse fatte agli italiani. Per reperire risorse il M5s vuole che il Tesoro alzi il rapporto deficit/Pil ben al di sopra di quanto ipotizzato in questi giorni sforando al rialzo la soglia psicologia del 2%. E cerca di portare dalla sua anche la Lega, inizialmente scettica, ma poi sempre più dialogante, verso una forzatura così netta che potrebbe far saltare gli equilibri nel governo, con il Tesoro sempre più sotto pressione.
Un quadro che ha messo il Quirinale in una situazione di alta vigilanza, sempre molto attento ai rischi di una ricorsa che potrebbe avere esiti negativi sui mercati.
Il presidente del Consiglio, impegnato all’Assemblea generale dell’Onu, segue gli sviluppi romani alla ricerca di un equilibrio che tenga in carreggiata il Governo e mette sul tavolo tre diverse opzioni.
Tria non molla la sua linea del Piave del 2% e invia segnali precisi ai due vicepremier, segnali che qualcuno in Parlamento interpreta anche come l’intenzione di arrivare anche alle estreme conseguenze delle dimissioni. La tensione è altissima: il consiglio dei ministri non viene ancora confermato e Di Maio reclama un nuovo vertice di governo.
L’urgenza per il M5s è anche quella di fare più di un passo in avanti non solo per contrastare l’avanzata della Lega ma per tenere a freno l’insofferenza che monta in queste di fronte alla debolezza delle risposte offerte ai cittadini di Genova, con gli sfollati che minacciano di arrivare a manifestare proprio sotto casa di Beppe Grillo.
