Ricorre oggi il cinquantesimo anniversario dei Fatti di Avola, uno degli eventi più drammatici del secolo scorso.
I braccianti della zona sud della provincia di Siracusa decisero di manifestare perché volevano che la loro paga e il loro orario di lavoro fossero equiparati a quelli dei lavoratori della parte nord della provincia. I manifestanti bloccarono la statale 115, in contrada Chiusa di Carlo. Partì l’ordine di sgomberare e quella manifestazione dei braccianti finì nel sangue: la polizia aprì il fuoco e due lavoratori, Giuseppe Scibilia, di 47 anni, e Angelo Sigona, di 25, furono uccisi. Quarantotto furono i lavoratori rimasti feriti duranti gli scontri, di cui due gravi.
In questi giorni tante le iniziative per commemorare di due morti, ma soprattutto per riflettere sull’accaduto e per capire quanto è cambiato e come è cambiato il lavoro nel complicato mondo agricolo.
Sul primo aspetto c’è da registrare la posizione di chi ha perso un familiare e vuole ancora giustizia, come la figlia di Giuseppe Scibilia, Paola, che intervistata dal quotidiano “La Stampa” fa rilevare come per quella tragica vicenda non ci sia mai stato né un colpevole né un processo. Al suo fianco si è schierato Marcello Sorgi, editorialista de La Stampa che ha sollecitato la riapertura dei fascicoli di polizia del 2 dicembre per individuare le responsabilità.
Sul secondo fronte c’è da registrare l’intervento di Onofrio Rota, segretario generale della Fai Cisl, organizzazione sindacale alla quale erano iscritti le due vittime di Avola. “A 50 anni di distanza – afferma – sembra incredibile l’attualità di alcune rivendicazioni. E’ cambiata l’agricoltura, eppure i conti non tornano: ancora oggi, molti mestieri del settore rimangono tra i meno retribuiti. Gli irregolari sono circa 220 mila, e in alcune aree raggiungono il 50% della manodopera. E si fa fatica a estirpare il caporalato, nonostante le tante campagne e il funzionamento di una buona legge, la 199/2016.
La notizia positiva di quest’anno – aggiunge – è stata senz’altro il rinnovo del contratto nazionale degli operai agricoli e florovivaisti. Mentre la cattiva notizia è stata l’ampliamento dell’utilizzo dei voucher nel lavoro agricolo: una forzatura priva di senso che, temiamo, potrà favorire le aziende che vogliono utilizzare lavoro nero”.
“A 50 anni da quel 2 dicembre 1968 – commenta Pippo Zappulla, coordinatore regionale di Art 1 Mdp – è necessario tenere sempre alta la vigilanza contro i tentativi, sempre presenti, di riportare indietro le lancette della storia dei diritti e della civiltà nel lavoro.
Confondere – ammonisce Zappulla – le necessità di rendere moderne le regole del mercato del lavoro, di innovare i rapporti contrattuali, di rispondere alle nuove esigenze delle produzioni e del mercato con la compressione dei diritti nel lavoro è un rischio sempre presente e incombente”.
