In diverse città del Venezuela manifestanti hanno risposto alla convocazione lanciata da Juan Guaidò, il presidente del Parlamento che ha assunto i poteri dell’Esecutivo, per protestare contro il governo di Nicolas Maduro ed esigere nuove elezioni presidenziali. A Caracas, gruppi di cittadini si sono riuniti in diversi punti – davanti al centro commerciale El Recreo, all’Università Centrale e a vari ospedali dove il personale protesta da un paio d’ore – e si moltiplicano le immagini di concentrazioni a Valencia, nello stato di Carabobo; Maracaibo, in quello di Zulia, così come in altre località degli Stati di Tachira e Bolivar.
Juan Guaidò ha detto che in 5 mila località del Paese i cittadini hanno risposto al suo appello alla mobilitazione contro il governo. “Vi ringrazio per la resistenza”, ha detto Guaidò, visitando una manifestazione davanti all’ospedale universitario di Caracas.
Il leader dell’opposizione venezuelana poi ha riferito di aver parlato al telefono con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, e di averlo ringraziato durante il colloquio per il suo sostegno alla democrazia venezuelana e per il riconoscimento della sua presidenza ad interim. “Ringrazio per la chiamata il Presidente Trump, che ha ribadito il pieno sostegno al nostro lavoro democratico, l’impegno per gli aiuti umanitari e il riconoscimento da parte della sua amministrazione alla nostra presidenza”, ha twittato Guaidó.
L’opposizione venezuelana è disposta a un dialogo con il governo di Nicolas Maduro “solo per negoziare l’uscita dalla dittatura”, ha detto Carlos Vecchio, l’incaricato d’affari nominato a Washington da Juan Guaidò. Interrogato sull’offerta di mediazione portata avanti da Paesi come Messico e Uruguay, Vecchio ha detto che Maduro “ha manipolato la parola dialogo durante anni per dare ossigeno al suo regime” e per questo è necessario respingere “falsi dialoghi”: “Si può trattare solo l’uscita dalla dittatura affinché avvenga in modo democratico e ordinata”.
E il presidente venezuelano, Nicolas Maduro, ha respinto l’ultimatum lanciato dai paesi europei al suo governo, escludendo la possibilità delle sue dimissioni – e di elezioni presidenziali anticipate – proponendo invece che si convochino elezioni politiche anticipate come “soluzione attraverso il voto popolare”.
“Noi siamo sempre stati fautori di un risposta europea a questa e ad altre crisi internazionali. Bisogna perseguire una soluzione pacifica e democratica”, ha detto il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi in un’audizione al Senato sulla crisi in Venezuela. “La situazione in Venezuela merita tutta la nostra attenzione e preoccupazione per la deriva politica in atto, per la molto grave crisi economica e sociale e per la presenza di una comunità molto importante di nostri compatrioti”, ha sottolineato.
Maduro si è detto pronto a dialogare con l’opposizione e apre alla possibile mediazione di Paesi terzi nella crisi venezuelana. “Sono pronto a sedermi al tavolo dei negoziati con l’opposizione per parlare per il bene del Venezuela, per il desiderio di pace e per il futuro”, ha detto Maduro in un’intervista all’agenzia russa Ria Novosti.
Parlando di una possibile mediazione internazionale, Maduro ha affermato che “ci sono diversi governi e organizzazioni nel mondo che hanno dimostrato la loro sincera preoccupazione per cosa avviene in Venezuela e hanno esortato al dialogo”. Il presidente venezuelano si è detto favorevole a un intervento di altri Stati in tal senso e ha menzionato in particolare “i governi di Messico, Uruguay, Bolivia, Russia, Vaticano e alcuni governi europei”. “Sto inviando loro delle lettere ufficiali perché possano sostenere il dialogo in Venezuela dove vogliono, quando vogliono e in qualsiasi forma vogliano”, ha affermato Maduro.
Maduro ha poi detto di non avere dubbi sul fatto che il presidente americano Donald Trump abbia ordinato di ucciderlo: “ha detto al governo colombiano e alle mafie della oligarchia colombiana di uccidermi”, ha sostenuto il presidente venezuelano in una invervista a Sputnik.
“Se un giorno mi dovesse succedere qualcosa, i responsabili sarebbero Donald Trump e il presidente della Colombia, Ivan Duque”, ha detto Maduro, sottolineando che “nel frattempo continuerò a proteggermi”. Il presidente venezuelano ha aggiunto che “per fortuna abbiamo buoni sistemi di protezione, con ottimi consiglieri internazionali”, ma non ha voluto rispondere a una domanda sulla presenza di contractor russi nel suo personale di sicurezza, come segnalato da informazioni sui media. “Non posso dirlo”, ha risposto a una domanda su questa possibilità.
