la polemica

Trivellazioni nel Val di Noto, il No del Governo regionale: M5s “Crediamo nelle fonti rinnovabili”

Trivellazioni nel Val di Noto, il No del Governo regionale: M5s "Crediamo nelle fonti rinnovabili"

No alle trivellazioni petrolifere nel Val di Noto. Il dissenso arriva dal Movimento 5 stelle e anche dal Governo regionale Musumeci.
Il Val di Noto ricade sui territori di Caltagirone, Militello Val di Catania, Catania, Modica, Noto, Palazzolo, Ragusa e Scicli. Nel 2002 il sito fu riconosciuto bene Unesco.

“Le trivellazioni petrolifere nel Val di Noto stridono nettamente con il Piano paesaggistico regionale”. A sostenerlo è la deputata regionale del Movimento 5 Stelle, Stefania Campo, che ha presentato un’interrogazione urgente all’Ars, rivolta al presidente della Regione e all’assessore regionale al Territorio e Ambiente, nella quale si chiede di verificare eventuali violazioni del Piano paesaggistico regionale di Siracusa e Ragusa, in seguito alla proposta di intervento avanzata dalla Panther Eureka Srl (oggi “Maurel et Prom Italia Srl), la compagnia petrolifera texana che vuole procedere a un rilievo geofisico all’interno del permesso di ricerca idrocarburi “Fiume Tellaro”.

Sulla vicenda intervengono anche gli altri deputati M5S della Commissione Ambiente dell’Ars. “Il presidente Musumeci – ricorda Giampiero Trizzino – dice che è colpa del governo nazionale, quando invece il ministro per l’Ambiente, Sergio Costa, proprio in materia di trivellazioni ha dato un segnale molto chiaro bloccando oltre 40 nuovi permessi di trivellazioni off shore nel mar Mediterraneo. Su quelle di terra però la competenza è della Regione, che dovrebbe attenersi alla linea del governo nazionale. Musumeci dimostri quindi concretamente la sua ‘contrarietà’ revocando in autotutela il Decreto assessoriale di Cordaro”.

Intanto sui canali della Regione siciliana arriva anche la posizione del Governo regionale.
“La posizione del governo Musumeci sull’avvio di progetti di ricerca sugli idrocarburi è chiara sin dal primo momento: porre un freno alle attività estrattive del fossile. A maggior ragione, questa linea trova applicazione in aree particolarmente vocate all’economia turistico-culturale e agricola di qualità. Nel caso specifico, relativo al “rilievo geofisico all’interno del permesso di ricerca idrocarburi denominato ‘Tellaro’ nel territorio della provincia di Ragusa”, si tratta di un percorso delineato dal governo nazionale, nel novembre del 2018, e attuato dagli organi periferici della Regione, peraltro con giudizio insindacabile, come quello reso nel maggio di quest’anno dalla competente Soprintendenza ai beni culturali”. Lo dichiara il governo regionale.
“In coerenza con la sua posizione – prosegue la nota di Palazzo d’Orleans – il governo Musumeci ribadisce la contrarietà a ogni eventuali futura attività estrattiva che possa costituire un pregiudizio per l’equilibrio ambientale e paesaggistico dell’Isola. Ogni altra attività, svolta in contesti compatibili, non può che essere subordinata ad adeguate misure compensative, a cominciare dal riconoscimento, da parte del governo centrale, del diritto alla defiscalizzazione dei prodotti petroliferi per i cittadini residenti in Sicilia. La stagione dello sfruttamento indiscriminato del sottosuolo è finita!”.