Estroso, un po’ punk, grande animatore a Londra del Fiorucci Art Trust, un bel naso per i giovani talenti dell’arte anche italiani. Con la scelta di Milovan Farronato per la curatela del Padiglione Italia alla Biennale d’arte di Venezia del 2019, prima nomina del suo mandato al ministero della cultura, Alberto Bonisoli sembra già voler connotare il suo lavoro al Collegio Romano nel segno del rinnovamento e dell’apertura. “Una scelta non dettata dalla politica” lo applaude Angela Vettese, direttore artistico di Arte Fiera, che lo ha voluto con lei in tante istituzioni italiane dell’arte, dalla Galleria Civica di Modena alla Fondazione Pomodoro di Milano o alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia.
Poco più che quarantenne (luogo e data di nascita non compaiono da nessuna parte, ma da notizie di cronaca per una vigorosa lite in un locale a Londra sembra abbia 43 o 44 anni) piglio internazionale e un look che non passa inosservato a dispetto di un curriculum fitto di esperienze interessanti, Farronato è insomma una scelta che alla Biennale, come si augura il critico Luca Beatrice, “dovrebbe portare un po’ di verve”.
Bonisoli, una carriera da manager della moda e dell’arte per anni alla guida del Naba, accademia internazionale con sede a Milano, sembra esserne certo. Il suo progetto, assicura, “è originale e innovativo anche dal punto di vista dell’allestimento, valorizza il lavoro degli artisti e pone il Padiglione in linea con il panorama artistico internazionale”. Anche Vettese è convinta che sarà così: “Milovan è sempre molto informato – dice all’ANSA – si è occupato di giovani talenti dell’arte italiana anche con il lavoro alla guida dell’archivio di Viafarini, il più importante archivio italiano delle opere di giovani artisti”.
