Il giorno dopo l’annuncio dell’iscrizione al Pd, Carlo Calenda scrive su twitter: “Se il PD si allea con il M5S il mio sarà il tesseramento più breve della storia dei partiti politici”. “Si può ripartire solo se lo si fa insieme – scrive ancora rispondendo ad una follower, il ministro dello Sviluppo economico -. Ultima cosa di cui abbiamo bisogno è arrocco da un lato e desiderio di resa dei conti dall’altro. Ridefinire il nostro messaggio al paese, riaprire iscrizioni e tenersi lontano da M5S. Leader c’è e fa il PDC (il presidente del Consiglio, ndr).
E intanto Matteo Renzi puntella la sua trincea. Mentre si ingrossa il fronte di chi gli chiede di lasciare subito il Pd a una gestione collegiale, lui assicura che le dimissioni sono “vere”, tanto che agli interlocutori fa sapere che lunedì potrebbe non essere in direzione. Ma afferma che il punto è un altro: evitare l’inciucio con gli “estremisti” che sarebbe “un clamoroso e tragico errore”. “Se qualcuno la pensa diversamente – è la sfida – lo dica in direzione lunedì prossimo o nei gruppi parlamentari”.
Ma se Michele Emiliano e Sergio Chiamparino difendono l’apertura all’ascolto dei Cinque stelle, tanti altri respingono al mittente l’accusa di ‘trattare’. “Non ho mai pensato sia possibile un governo con M5s e tantomeno con la destra. Sufficientemente chiaro?”, dice Dario Franceschini. Ma in un partito nel caos, in cui dopo il tracollo elettorale si susseguono le dimissioni dei segretari regionali, si cerca ancora una mediazione sulla gestione del “dopo”.
