Nuovo scontro tra Lega e M5s sul caso Siri. “Io dico a Salvini, è bello fare il forte con i deboli, ma questo è il momento del coraggio”, afferma il vicepremier pentastellato Luigi Di Maio a “1/2 ora in più”. Il rinvio a giudizio “non ha senso. Qui la questione non è l’inchiesta in sé ma il fatto che un sottosegretario abbia tentato di favorire un singolo con un emendamento. E’ la classica storia italiana. Il tema è quell’atteggiamento da casta per il quale siccome sei al governo ti senti in grado di favorire il singolo”.
Il Consiglio dei ministri dovrebbe essere convocato mercoledì, al 99% sarà mercoledì”, dice Di Maio, ribadendo come la questione Armando Siri per il M5S sia talmente “dirimente che abbiamo chiesto al presidente del Consiglio di proporre il decreto di revoca”.
Pronta e pungente arriva la replica di Salvini: “I processi in Italia si fanno in tribunale e non in piazza. Funziona così in democrazia”, dice in un primo momento. Poi un ultimatum: “Gli amici dell’M5s pesino le parole. Se dall’opposizione insulti e critiche sono ovvie, da chi dovrebbe essere alleato no. La mia parola è una e questo governo va avanti cinque anni, basta che la smettano di chiacchierare. Mi dicono ‘tiri fuori le palle’? Ricevo buste con proiettili per il mio impegno contro la mafia. A chi mi attacca dico tappatevi la bocca, lavorate e smettete di minacciare il prossimo. È l’ultimo avviso”.
