Nel sangue di Imane Fadil, la testimone chiave delle inchieste sul caso Ruby, era presente un’alta concentrazione di alcuni metalli, in particolare il cadmio e l’antimonio, ha rivelato il procuratore capo di Milano Francesco Greco sottolineando che l’antimonio era presente con un valore di quasi tre volte superiore e il cadmio urinario di quasi sette volte superiore il range normale. Prima di pronunciarsi definitivamente sulla vicenda, ha aggiunto il procuratore, “attendiamo l’esito dell’autopsia”. La donna era invece risultata negativa anche ai test sui veleni più comuni, in particolare l’arsenico.
I pm milanesi stanno ascoltando in procura il direttore sanitario dell’Humanitas, dove la 34enne è morta lo scorso 1 marzo.
