In fuga dalla Cina, dove vive per proseguire i suoi studi universitari iniziati a Londra, Simone Figura uno studente siracusano, affida alla sua pagina facebook tutta la sua tristezza per essere dovuto andare via in yutta fretta e tutte le sue incertezze riguardo la prosecuzione dei suoi studi.
Una fuga che, dopo la diffusione delle notizie sul corona virus che sta mietendo vittime, ha interrotto all’improvviso alla seconda tappa il suo viaggio alla scoperta della Cina vera, quella lontana dai tradizionali itinerari turistici.
Ecco alcuni passi del suo scritto postato il 21 gennaio scorso:
“Qualche giorno fa sono stati rilasciati articoli i quali riportano notizie riguardanti un’epidemia iniziata da una città della Cina chiamata Wuhan. Ne siamo venuti a conoscenza grazie ad amici e familiari, perché qui in Cina non è semplice ricevere notizie. Il silenzio è più forte, il non sapere è più potente.
Il virus ha raggiunto già Pechino, la città in cui studiamo. La città è già a corto di maschere protettive, tutte vendute. Ci consigliano di non visitare luoghi affollati, mercati, supermercati dove prodotti carnefici e uova vengono vendute. In Cina, quali posti non sono affollati? Migliaia di persone ovunque,Le mense all’università qui a Pechino sono tutte chiuse, perché è periodo festivo. Dove dovrei andare a comprare da mangiare?
Gli hotel chiudono le saune e le piscine, si preparano al peggio.
Ho contattato la mia università per chiedere di continuare gli studi in Inghilterra, a Londra. Hanno rifiutato: ‘la sanità nazionale non ha ancora riportato abbastanza casi’. I giornali parlano di 2000 casi, e in poche ore quest’oggi la situazione è peggiorata. In Cina le notizie parlano di appena 100 casi, così, per evitare che il mondo pensi male del loro sistema.
Gli aeroporti in giro per il mondo hanno già iniziato a bloccare chiunque proviene dalla Cina, per controlli, o per il rimpatrio. Hanno implementato telecamere le quali registrano cambiamenti di temperatura. Chiunque avesse decimi di febbre viene bloccato, investigato, registrato.
Studio in una università internazionale, in un paese internazionale (Inghilterra, Londra), dove i diritti sono al primo posto per la maggior parte delle situazioni. Ma non si riesce a trovare una soluzione per farci studiare altrove?
Ho visto degenerare la situazione in poche ore. Stavamo per prendere un treno per andare a Chengdu, la città dei Panda. Gli ultimi dieci minuti abbiamo cambiato il biglietto. Ci hanno detto di evitare contatti con animali vivi. È facile per loro riuscire a cambiare i nostri piani, ma per noi non è facile cambiare ciò che abbiamo progettato da tanto, viaggi, progetti, carriera, studi, vita. Prenderemo precauzioni, ma allo stesso tempo non smetterò di far valere i miei diritti”.
