Esprimo forte preoccupazione, i segretari provinciali di Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil – Saveria Corallo, Paolo Gallo e Salvo Carnevale, per i lavoratori edili in pericolo a causa della forte ondata di caldo.
“Ci risulta – affermano i tre segretari provinciali di Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil – che il 95% delle imprese edili non abbia fermato le proprie attività, come prescrive la legge che, in occasioni così estreme, consente l’apertura della Cassa Integrazione. Sono state numerose le segnalazioni di questi giorni, da parte dei lavoratori sottoposti a vere prove di resistenza al caldo; complice un sistema reso ancora più complicato da assurde procedure amministrative che fanno riferimento a fantomatici bollettini ufficiali, non in grado di tenere conto della condizione reale nei cantieri, ci risulta che – praticamente – questa ondata di caldo non sia stata sufficiente a fermare le attività. Ricordiamo che basterebbero 35 gradi e 50% di umidità per sospendere le attività edili. Siamo consapevoli delle innumerevoli difficoltà a far comprender in ogni cantiere edile l’importanza di tali precauzioni, ma il caldo prolungato e torrido di questi giorni ha fatto scattare l’allarme. Forse ci si approfitta troppo del lavoro che non c’è e della condizione di debolezza del lavoratore dinanzi alla decisione della impresa, unico soggetto in grado di poter stabilire se fermare le attività; ora però si è raggiunto un livello troppo pericoloso. Faremo richiesta formale di incontro all’ INPS e chiederemo quante sono le imprese che hanno fatto ricorso alla CIG per caldo. Sarà un conteggio facile, visto il numero enormemente esiguo delle istanze. E poi bisognerà valutare le azioni successive. È necessario accompagnare alle azioni di repressione un attento percorso di informazione e sensibilizzazione. Esistono gli ammortizzatori sociali per le imprese, non si capisce perché non debbano essere utilizzati, soprattutto in situazioni che possono presentare pericoli per i laboratori. Determinante sarà anche il ruolo dell’Inps che dovrebbe imparare ad approcciare in maniera meno burocratica queste procedure che sembrano quasi scoraggiare alcune imprese dalla richiesta di CIG. Ma è chiaro – concludono i tre segretari – che questa strada, così rischiosa, deve essere abbandonata”.
