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Da Cavadonna ad Augusta, lo spaccio di droga dietro le sbarre

Da Cavadonna ad Augusta, le infiltrazioni e lo spaccio di droga dietro le sbarre

“E’ un malcostume, un malaffare diffuso. Io sono stato recluso fino alla primavera del 2017. Ricordo perfettamente lo spaccio a cielo aperto”. Così racconta un ex detenuto nel carcere di Augusta sul quotidiano LaSpia.it, diretto da Paolo Borrometi.
Stando alle sue dichiarazione, pare che i detenuti al rientro dai permessi premio, e quindi 4-5 giorni di libertà, riescano a introdurre dentro le carceri di tutto e di più, dai telefoni cellulari a sostanze stupefacenti, come cocaina, extasy e marijuana.
“All’interno del carcere – continua l’ex detenuto – non circolano soldi, ma solo i libretti. Il controvalore della droga viene pagato in valori bollati, spesso sigarette”. Conclude: “E’ tutto alla luce del sole: fumano, si fanno le piste di cocaina, bevono”.
Certo, bisognerebbe capire effettivamente come sia possibile evitare perquisizioni, controlli, o altro.

Dal carcere di Augusta il direttore replica all’inchiesta del giornalista Paolo Borrometi, spiegando che i controlli della Polizia Penitenziaria sono efficaci e negando il quadro tracciato dall’ex detenuto.