La denuncia della Flai Cgil

Agricoltura, da Siracusa a Pachino un’immensa area di “lavoro grigio”

Agricoltura, da Siracusa a Pachino un'immensa area di "lavoro grigio" con paghe sotto i minimi

Ormai intollerabile la situazione dei lavoratori agricoli, siano essi immigrati o italiani, che operano tra Siracusa e Pachino.
A denunciare la situazione è la Flai Cgil, che attraverso il suo segretario provinciale, Mimmo Bellinvia, punta l’indice contro il mancato rinnovo del contratto integrativo provinciale, ma soprattutto racconta di una immensa area di “lavoro grigio” che coinvolge oltre 8.000 lavoratori, 1.700 dei quali immigrati.. A fronte di circa 1.100 aziende che operano in questa porzione di territorio, pochissime, solo 5 o 6, rispetterebbero il contratto per quanto riguarda la paga giornaliera pari a 56 euro per 6 ore e 30 di lavoro. “La stragrande maggioranza – spiega Bellinvia – pagano i lavoratori 33 euro se si tratta di immigrati e 42 euro al giorno se si tratta di italiani. Questo penalizza non poco i lavoratori e ma anche quelle aziende che rispettano le regole e che si ritrovano a dover fare i conti con condotte di concorrenza sleale. Il sindacato – continua – si ritrova con le mani legate, anche perché i lavoratori essendo stagionali, sono praticamente sottoposti a ricatto occupazionale e anche perché le buste paga vengono adattate non al numero dei giorni lavorati, ma al corrispettivo concordato”.
Da qui l’invito rivolto alla Prefettura a riprendere l’attività del Tavolo contro il lavoro nero e il caporalato; a ciò si aggiunge il progetto di aprire uno sportello settimanale in cui far incontrare domanda e offerta di lavoro nel pieno rispetto delle regole”.
“Non ci fermiamo qui – aggiunge Roberto Alosi, segretario generale provinciale della Cgil – sta per aprire a Pachino uno sportello, all’interno di un progetto sperimentale che ha lo scopo di tutelare i lavoratori, dando loro sostegno legale e organizzando un corso di italiano per gli immigrati , di modo da consentire loro, una volta ottenuta la certificazione, di avere la carta di soggiorno e l’accesso a percorsi formativi. Non escludiamo – conclude – il ricorso alle denunce pur ottenere il rispetto delle regole per le quali chiediamo la collaborazione delle associazioni datoriali”.