Bombe, paura e infine l’incendio alla macchina del sindaco. La fotografia Siracusana è arrivata a Roma, ieri nel corso della manifestazione organizzata dalla Federazione Nazionale della Stampa. A prendere parola è stato anche il ministro dell’Interno, Marco Minniti, il quale ha sottolineato l’importanza di “rompere la solitudine di questo territorio”, inserendo la fotografia Siracusana in un ampio discorso tutto sui fatti di cronaca di Ostia.
Pare che si stia anche valutando la possibilità di dare la scorta al sindaco Giancarlo Garozzo. Oggi si saprà qualcosa di più con certezza.
Intanto, in città rimane il clima di terrore. Sui social continuamente si lancia un allarme “bomba” per qualsiasi rumore. Le denunce stanno a zero, e anche le iniziative per urlare “no” alla mafia.
A parole, in tantissimi hanno manifestato la loro solidarietà al primo cittadino, a seguito dell’atto intimidatorio. Il fuoco, le sirene, la puzza insopportabile, gli occhi di quella donna che faceva entra ed esci dal condominio di casa in stato confusionale. Sono ricordi di meno di 48 ore, e rimangono vivi nella memoria di questa città, provata dall’ombra del racket.
“Qualcuno parla di ritorno agli anni novanta, io penso sia peggio: in quel periodo c’era la reazione provocata dall’indignazione, la gente scendeva in piazza, oggi manca questa reazione” – a dare una chiave di lettura del momento storico che la provincia aretusea sta vivendo è Paolo Borrometi, giornalista impegnato da tempo nella denuncia delle mafie e costretto a vivere sotto scorta da anni.
“La gente deve conoscere chi rappresenta il cancro per Siracusa e la provincia, deve comprendere chi siano questi mezzi uomini che si credono boss, con nomi, cognomi e volti. A quel punto, con la conoscenza, potrà decidere da che parte stare. Se dalla parte dello Stato – sottolinea Borrometi -, rappresentato dalle Forze dell’Ordine, dalla Magistratura, dalle Associazioni presenti sul territorio come l’Antiracket e Libera, oppure dalla parte di chi delinque, spaccia, uccide una speranza di futuro. Il silenzio equivale a rimanere con loro”.
