Il segretario della Cgil nazionale, Susanna Camusso, oggi è a Siracusa per prendere parte ad una tavola rotonda che si tiene all’Hotel Des Etrangers sul tema “Siracusa nuove povertà e strategie di ripresa”.
Primo tema toccato: le due velocità sulle quali viaggia l’Italia, quella del Nord e quella del Sud, molto più lenta.
“Il divario è cresciuto – ha detto la Camusso – se non ci sono investimenti non ci può essere crescita – ha continuato – Inoltre, questo divario non è solo tra nord e sud, ma anche all’interno dello stesso territorio del Sud, dove ci sono zone che riescono a crescere seppur limitatamente, e altre che rimangono indietro”.
Si allarga in questo modo la forbice sociale tra quello che può essere definito il ceto più benestante, e i ‘poveri’.
“Nel territorio Siracusano – ha spiegato – c’è una situazione paradossale, perchè da un lato esiste una forte potenzialità turistica, ma dall’altro il polo petrolchimico tra i più importanti d’Europa, che però è deregolamentato a discapito dei lavoratori. Le politiche di sviluppo vanno governate – e poi ha concluso – Una soluzione per rimettere lo sviluppo sulla strada giusta è quello di governare l’economia e le politiche di sviluppo, nel rispetto del lavoro e dei contratti”.
“Rispetto ai dati relativi al 2008, si registra una contrazione significativa dell’occupazione nel settore industriale (perde, rispetto al 2008, 3 punti percentuale). Va tenuto presente che ogni punto percentuale rappresenta circa 1.300 posti di lavoro. Nel settore industria, la riduzione dell’occupazione è dunque di quasi 4.000 posti di lavoro fra indotto e diretti, e cancella 5 punti di investimenti e incenerisce 9 punti di Pil provinciale”. Così Roberto Alosi, segretario generale della Cgil di Siracusa, ha dato il via ai lavori.
Nella sua relazione, Alosi ha rilevato: “Siamo di fronte ad una modificazione della geografia sociale e del mercato del lavoro di non poco conto che pone profondi interrogativi e ripensamenti al nostro agire sindacale”. La questione centrale: il lavoro. “La perdita del lavoro e il lavoro che non c’è e l’allentamento della legalità sul lavoro, sono infatti qualcosa di più della perdita del reddito e della sicurezza economica. E’ lo smarrimento dei legami sociali, della dignità, è il venir meno dei diritti, fino al diritto democratico supremo, ovvero il sentimento della cittadinanza. Da troppo tempo nel nostro contesto accade che, complice una crisi interminabile, trovi spazio il ricatto occupazionale, che umilia chi lo subisce, ma anche chi lo esercita. Il tentativo, spesso riuscito, di aggirare il diritto dei lavoratori a salari equi, dignitosi e puntuali, così come il rifiuto delle aziende subentranti, di assumere i lavoratori inseriti nella procedura di cambio appalto, alimentano il ricorso diffuso al lavoro nero, irregolare, povero, insicuro e privo di tutele. Gli ultimi dati relativi alla nostra provincia, confermano che i livelli di retribuzione non solo non ricompensano in modo adeguato gli sforzi dei lavoratori, ma sono sempre più insufficienti a garantire il minimo indispensabile per le famiglie. In buona sostanza, oggi è sotto la soglia della povertà anche chi lavora, costretto ad accettare condizioni indecorose pur di poter avere occupazione”.
Roberto Alosi conclude: “Io credo che occorra orientare il nostro agire sindacale nella direzione di uno sforzo comune di responsabilità per una rinnovata stagione di forte unità sociale e sindacale, in modo da rendere possibile la ripresa degli investimenti, la valorizzazione delle potenzialità del nostro territorio (agroindustria, turismo, beni culturali), tutto con il ruolo di indirizzo determinante della politica.”.
