Torna in carcere Giovanni Vizzini, 32 anni di Avola, accusato del tentato omicidio di Giuseppe Aprile, avvenuto il 12 febbraio scorso mentre la vittima si trovava all’interno del bar Scaccomatto.
Vizzini fu fermato subito dopo l’agguato, ma il Gip non convalidò il suo arresto. Questa mattina, invece, è stata eseguita nei suoi confronti l’ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere. Le indagini svolte dalla Squadra Mobile e dal Commissariato di Pachino, con il coordinamento della Procura, hanno confermato il grave quadro indiziario nei confronti dell’uomo, incastrato da altre testimonianze e dall’acquisizione di ulteriori immagini tratte dai sistemi di videosorveglianza della zona.
La mappatura completa degli impianti di videosorveglianza privati e la successiva acquisizione delle immagini registrate, messe in sequenza, hanno riferito gli investigatori, hanno consentito di ricostruire il percorso fatto da Vizzini la sera del tentato omicidio: L’uomo si vede uscire di casa con l’auto, raggiunge la zona del bar, lascia l’auto con lo sportello aperto, subito dopo la sparatoria viene visto allontanarsi a piedi di corsa verso casa. La corrispondenza della corporature, del taglio dei capelli e soprattutto gli abiti indossati (una tuta) chiudono il cerchio. La stessa tuta viene infatti ritrovata dalla Polizia, in casa del padre di Vizzini, dentro la lavatrice già avviata. Sull’auto lasciata nei pressi del bar viene trovato il foro di un proiettile sul parabrezza, a riprova dell’avvenuta sparatoria. Una sparatoria che sarebbe stata preceduta, secondo voci in paese però mai provate, da altri spari in via Cappellini, la strada in cui vice il padre di Vizzini, che proprio quella sera viene trovato dai poliziotti cion una ferita lacero-contusa alla testa.
Chiarito anche il movente del tentato omicidio: Vizzini sarebbe in questo modo intervenuto a difesa di un ragazzo, a lui vicino, che sarebbe stato schiaffeggiato da una persona, ritenuta vicina a Giuseppe Aprile.
Da qui l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip che non ha disposto i domiciliari perché dopo il primo arresto, a seguito della mancata convalida, Vizzini si era praticamente allontanato da Pachino.
