La provincia di Siracusa con 18 casi registrati nel 2017 occupa il primo posto in Sicilia per atti intimidatori perpetrati in danno di amministratori locali.
Il dato si evince dal rapporto “Amministratori sotto tiro” di Avviso pubblico, associazione di Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie.
Un triste primato per la provincia aretusea che trova riscontro nelle notizie di cronaca che nel capoluogo conta l’attentato incendiario al sindaco di Siracusa Giancarlo Garozzo e che vede altri episodi, altrettanto inquietanti verificarsi a Rosolini, ai danni di diversi esponenti dell’amministrazione comunale e dipendenti pubblici, così come a Lentini e a Pachino.
Nella classifica regionale sul podio Palermo con 13 casi e Trapani con 12. Seguono Catania (9), Agrigento (8), Caltanissetta, Enna e Messina (5) e Ragusa (4).
La Sicilia occupa ancora una volta la seconda posizione della classifica nazionale con 79 atti intimidatori (in media uno ogni cinque Comuni, se si considerano i 390 Enti presenti in Sicilia), subito dopo la Campania, salita a 86, e immediatamente davanti a Calabria e Puglia, ferme a 70.
Il profilo tipo dell’Amministratore sotto tiro rimane quasi sempre quello del primo cittadino o di personale della Pubblica amministrazione.
La tipologia di minaccia più utilizzata si conferma l’incendio, soprattutto delle auto, ma con una incidenza in calo rispetto al 2016 (dal 33% al 28%). Seguono lettere, biglietti e messaggi minatori (13% dei casi), aggressioni fisiche (10,5%), danneggiamenti di strutture o mezzi (10%), minacce verbali o telefonate minatorie (9%). Sale in questa specifica classifica l’utilizzo dei social network.
Aumentano i casi in cui non sono le mafie o altre organizzazioni criminali a colpire, ma singoli cittadini o gruppi di essi, che sfogano il proprio disagio.
