“Il modus operandi” che ha caratterizzato la vicenda Maniace a Siracusa presenta profili di illegittimità in diversi passaggi”.
Partendo da questa affermazione il centrodestra siracusano fonda tutta la sua azione di contrapposizione su quella che è stata la grande querelle di questa “calda” estate siracusana.
La deputata nazionale Stefania Prestigiacomo, Vincenzo Vinciullo, il capo dell’opposizione in Consiglio comunale Ezechia Paolo Reale, Napolitano e Giovanni Magro, non intendono arretrare di un passo, anzi il contrario, grazie all’opera di preparazione svolta da Nicoletta Piazzese hanno preparato un vero e proprio contrattacco: tornano a chiedere le dimissioni del sindaco Italia e presentano un esposto in Procura. Non solo, accusano,infatti, l’amministrazione comunale di volerli mettere a tacere, negando loro l’utilizzo della sala stampa Archimede e dell’Urban Center.
“L’ultimo documento della Soprintendenza che ordina la rimessa in pristino del luogo – insiste la Prestigiacomo – ci conforta e ci fa capire che siamo sulla strada giusta. Oltre a ciò ci sono ragioni per ritenere che la concessione debba essere ritenuta decaduta sia per la vicenda dei lavoratori impiegati in nero che per la mancata conformità tra il progetto iniziale e quello che poi è stato realizzato”.
Affonda ancor di più il colpo Ezechia Paolo Reale che definisce “grandi ipocrisie” le dichiarazioni rilasciate dai sostenitori di esponenti della giunta Italia, che a parole si dichiarano contrari a quanto fatto in Piazza d’Armi ma che “alle parole non fanno seguire i fatti, arrivando fino alle dimissioni dell’assessore di riferimento”.
Vinciullo preannuncia la prossima mossa, vale a dire la richiesta, da parte di un gruppo di consiglieri comunali, di costituire una commissione speciale di indagine che “studi tutta la documentazione e accerti eventuali omissioni o complicità”.
Quasi a voler dire che questa battaglia, sulla quale si consuma il primo vero scontro tra amministrazione e opposizione, è ancora ben lontana da essere arrivata all’epilogo.
