E’ un giornalista “scomodo” Paolo Borrometi per quei mafiosi che vogliono che nulla cambi, e per quei politici che con i mafiosi intrecciano i loro affari.
Il suo lavoro d’inchiesta, faticoso, pericoloso e che gli è costato tante rinunce, trova spazio nel suo libro “Un morto ogni tanto” presentato ieri nel salone “Giovanni Paolo II” del Santuario di Siracusa alla presenza del dirigente della Dia di Catania, Renato Panvino e del procuratore di Siracusa, Fabio Scavone.
Durante l’incontro, promosso dall’Ucsi Sicilia, e dalla sezione siracusana dell’Assostampa, il giornalista ha reso nota l’ennesima denuncia presentata alle forze dell’ordine dopo un post pubblico della figlia di Michele Crapula, ritenuto capomafia ad Avola, le cui attività sono state colpite da un’interdittiva antimafia, emessa dalla Prefettura. Il post, come ha riferito il giornalista, era quasi un invito a colpirlo e riportava commenti che inneggiavano alla sua morte
Minacce che rappresentano una costante nella vita di Borrometi e che sono condensate proprio nel titolo del libro, tratto da un’intercettazione in cui mafiosi di Pachino, “disturbati” dal lavoro portato avanti sui loro affari illeciti da parte del giornalista, progettano un attentato nei suoi confronti.
Lui, però, non si ferma: “Quando arrivano le minacce – racconta senza filtri – ho paura, ma nella lotta alla mafia ognuno deve fare la propria parte, La rivoluzione – aggiunge – parte dal basso e riguarda tutti. Non sono un eroe, sono un giornalista che ha scelto e sceglie ogni giorno di fare il proprio dovere”.
Ecco perché Borrometi ringrazia sempre tutti, le forze dell’ordine, i magistrati (“Mi hanno salvato la vita più di una volta”), i colleghi giornalisti che, come ama dire spesso, gli fanno da “scorta mediatica”.
E l’idea dell’importanza dei cittadini nella lotta alla mafia è pienamente condivisa dal dirigente della Dia, Renato Panvino: “La coscienza civile – ha detto – è il volano per avere risultati importanti. Sui giovani – ha aggiunto – si gioca la battaglia, offrendo loro delle opportunità vere di lavoro. La mafia ha cambiato vestito e bisogna svuotare le loro casse. In questo il contributo dei giornalisti è fondamentale come quello dei cittadini, perché i mafiosi – ha concluso -hanno paura quando la gente alza la testa”.
Anche dal procuratore Scavone è arrivato l’invito a superare il muro dell’omertà “anche perché – ha affermato – gli strumenti per combattere la mafia ci sono, anche quella mafia che oggi si è trasformata e investe in affari leciti, è diventata imprenditrice, arrivando a viziare i mercati e mettendo in difficoltà gli imprenditori onesti”.
E ieri sera nel centro congressi del Santuario, erano presenti tanti giornalisti, ma soprattutto tanti cittadini.

