E’ la provincia di Siracusa a registrare il maggior numero di atti intimidatori, 18, seguita da Palermo con 12, Trapani con 11, Catania con 9, Agrigento con 8, Caltanissetta, Enna e Messina con 5 e Ragusa con 4.
A confermarlo è la Prefettura di Siracusa che ha comunicato al Quotidiano di Sicilia come, per l’anno 2017, gli uffici abbiano segnalato “quattro episodi, mentre sono tre quelli riferiti al 2018. Tali fatti intimidatori, nella maggior parte dei casi, all’esito delle indagini, non sono risultati collegati all’attività degli amministratori locali. L’episodio più grave si è verificato, come noto, nel novembre del 2017 a danno dell’allora sindaco di Siracusa (Giancarlo Garozzo), che ha subito l’incendio doloso della propria autovettura. In questo caso gli autori, che svolgevano l’attività di posteggiatori abusivi, poi arrestati, erano riconducibili ad ambiti di criminalità organizzata e hanno agito per ritorsione a seguito delle pressanti iniziative avviate dall’Amministrazione comunale nel contrasto all’abusivismo”.
Allargando il microscopio, la Sicilia rimane la regione italiana con il maggior numero di atti intimidatori registrati a danno di amministratori locali negli ultimi cinque anni. Lo evidenza anche Avviso pubblico, associazione di Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie, nell’ultimo rapporto presentato pochi giorni fa a Bruxelles, nel Parlamento europeo. La minaccia più utilizzata si conferma l’incendio, in continuità con gli anni precedenti, ma con un’incidenza percentuale in calo rispetto al 2016 (dal 33% al 28%). Seguono lettere, biglietti e messaggi minatori (13% dei casi), aggressioni fisiche (10,5%), danneggiamenti di strutture o mezzi (10%), minacce verbali o telefonate minatorie (9%). Scala questa specifica classifica l’utilizzo dei social network, passato dal 3% del 2016 al 9% del 2017.
