ance

Siracusa, Riili: “Appalti in Sicilia, suicida l’intervento dei sindacati”

Siracusa, Riili: "Appalti in Sicilia, suicida l'intervento dei sindacati"

“Solo la profonda ignoranza del tema trattato può far capire ma non giustificare l’incredibile autogol dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil siciliane, Michele Pagliaro, Sebastiano Cappuccio e Claudio Barone, che hanno rivolto un allucinante appello all’Ars per fermare la imminente modifica alla Legge Regionale sugli appalti che vuole stroncare il disastro dei ribassi indecenti”. Queste le parole dell’ingegnere Massimo Riili, presidente di Ance Siracusa.

“È noto a tutti, meno che ai nostri ineffabili tre paladini della legalità, che ormai in tutta Italia le mafie o quantomeno le imprese scorrette si infiltrano negli appalti pubblici anche grazie alle aggiudicazioni di gara al massimo ribasso, che spesso sfiora il 50%. – continua – Nella Regione autonoma della Valle d’Aosta e nella Provincia autonoma di Trento da anni esistono leggi diverse da quella nazionale, che limitano i ribassi anomali ed ora, su fortissime pressioni dell’Ance e di tutti i rappresentanti del settore sani di mente, la Regione siciliana, di fronte alle vuote parole del Governo Nazionale, tenta di porre rimedio a questo disastro, frutto dell’aborto che si è dimostrato essere il nuovo codice degli appalti, responsabile della rovina del comparto delle costruzioni in Italia. Con una sparata degna del periodo di Carnevale i tre segretari parlano a vanvera di possibilità di controllare le offerte per la c.d. media corretta, con l’innalzamento della soglia fino al limite comunitario delle gare a ribasso “calmierato”, ignorando che il metodo di gara che è stato messo a punto nella normativa regionale in discussione all’Ars impedisce categoricamente le cordate di imprese che volessero delinquere e scoraggia quanti partecipano alla corsa al massimo ribasso pur di portare a casa un contratto.
Paradossalmente i tre segretari presumono che questa legge possa violare la libera concorrenza, facendo finta di non capire che la concorrenza di chi offre un ribasso d’asta del 50% viene necessariamente da imprese che riciclano denaro di illecita provenienza o, nella migliore delle ipotesi, da imprese che, ormai decotte, tentano di sopravvivere in tutti i modi. Oppure i tre segretari pensano di tutelare in questo modo i lavoratori che finiranno necessariamente nel tritacarne di imprese che dovendo lavorare con prezzi indecenti finiranno certamente con l’adottare comportamenti altrettanto indecenti con i loro operai, con i fornitori, con lo Stato?
Ecco come si finisce a parlare di argomenti complicati e sconosciuti, perdendo un’occasione d’oro per tacere e non fare guai, ma confidiamo nella competenza e nella sensibilità degli organi regionali che seguono il problema. – conclude – Sorge spontaneo un dubbio: in questa rappresentazione dell’assurdo quale volontà perversa si sta opponendo in Italia e in Sicilia al cambiamento positivo e trasparente? Chiediamo un immediato dietro-front o saremo i primi a spiegare ai nostri operai che forse è venuto il tempo di stracciare le tessere di organismi che non li tutelano affatto!”