Ammonta a 40 milioni di euro il patrimonio che lo Scico della Guardia di Finanza ha sequestrato all’imprenditore Roberto Cappuccio, amministratore di fatto dell’Unigroup, impresa siracusana che si occupa di distribuzione di prodotti alimentari a bar, ristoranti e grande distribuzione.
Cappuccio, 54 anni, era stato arrestato nel 2017 nell’operazione “Beta” per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.
L’imprenditore faceva parte dei 30 destinatari di misure restrittive personali, a vario titolo, per associazione mafiosa, estorsione, corruzione, trasferimento fraudolento di valori, turbata libertà degli incanti, esercizio abusivo dell’attività di giochi e scommesse, riciclaggio e reati in materia di armi. Nel corso dello stesso contesto emergeva secondo gli investigatori la sua contiguità al clan Santapaola-Ercolano in quanto imputato di tentata estorsione aggravata dalla finalità mafiosa assieme ad altre persone appartenenti a Cosa Nostra etnea che hanno operato nel territorio di Messina fino al settembre 2015.
I complessi accertamenti patrimoniali eseguiti hanno permesso di tracciare analiticamente il suo profilo soggettivo di ricostruire il complesso quadro di imprese da lui di fatto gestito individuandone gli asset patrimoniali illecitamente accumulati nonché l’acquisizione di beni privati con risorse finanziarie di provenienza illecita.
Il patrimonio sequestrato oggi dalle Fiamme Gialle di Catania è costituito da 2 fabbricati (tra i quali una villa di 10 vani con piscina a Siracusa), 32 rapporti bancari, un’autovettura del valore commerciale all’acquisto di circa 50.000 euro) e le seguenti imprese: Unigroup Spa, Family Group srl e Be.Ca. srl.
Dal legale di Roberto Cappuccio. l’avvocato Bruno Leone, è, intanto, giunta la comunicazione secondo la quale l’attività dell’Unigroup prosegue senza alcuna limitazione e che è stata disposta la nomina di due amministratori giudiziari per evitare di pregiudicare l’attività aziendale. “Si confida che nell’udienza del 10 luglio prossimo – scrive l’avvocato Leone – il tribunale di Catania, sulla scorta di prove documentali, anche bancarie, che saranno offerte dalla difesa, per smentire l’ipotesi di accusa, annullerà il sequestro”.
