A PALAZZO VERMEXIO

Siracusa, polemica su nomina capo di gabinetto e protocollo Sicilia Musei: ieri in consiglio comunale

Siracusa, polemica su nomina capo di gabinetto e protocollo Sicilia Musei: ieri in consiglio comunale

Solo due punti trattati ieri sera al quarto piano di Palazzo Vermexio, in consiglio comunale: la nomina del capo di gabinetto e il protocollo d’intesa con Sicilia Musei sull’utilizzo dell’ex convento di San Francesco d’Assisi.
A sollevare la polemica sulla nomina del capo di gabinetto (Michelangelo Giansiracusa) l’interrogazione posta da Salvatore Castagnino, Fabio Alota e Mauro Basile.
Secondo Castagnino è stato inopportuno scegliere come capo di gabinetto una persona che ricopre la carica di sindaco in altro comune della provincia.

Guerra di cifre sui costi della nomina: 30mila euro l’anno, secondo Costagnino; 1.900 euro lorde al mese, invece, il compenso riconosciuto a Giansiracusa, secondo Costantino. Il segretario generale, Danila Costa, ha chiarito che al capo di gabinetto è stato inquadrato con contratto di pubblico impiego categoria D senza l’applicazione di indennità aggiuntive. Il vice sindaco, Giovanni Randazzo, ha spiegato che non esiste incompatibilità con la carica di sindaco. Il dibattito sul punto si è chiuso con la richiesta da parte di Castagnino di una relazione a firma del sindaco e dei revisori legali da inviare via Pec anche all’assessorato regionale alle Autonomie locali.

Affidamento diretto ad un privato di un bene pubblico, è l’accusa portata avanti dal consigliere Ferdinando Messina. Il riferimento è alla Sicilia Musei, società incaricata di attuare il progetto “Grandi Mostre” all’ex convento di San Francesco d’Assisi, un programma di eventi da realizzare in meno di tre anni. Inoltre l’accordo sarebbe, dal punto di vista dei costi-benefici, “ampiamente sbilanciato a sfavore del Comune”, mentre le recenti polemiche sulla mostra “Per la crocifissione di sant’Andrea” suggeriscono di “valutare l’affidabilità del soggetto” privato “nonché la regolarità della concessione del sito”.

A respingere le accusa l’assessore alla Cultura, Fabio Granata. In realtà, ha spiegato, l’Amministrazione ha approvato un progetto proposto da Sicilia Musei che prevede la realizzazione di grandi esposizioni “con carattere di unicità ed esclusività” in uno spazio adeguato ottenendo in cambio un canone di 28mila euro l’anno più il pagamento di una percentuale sullo sbigliettamento. Essendo mostre importanti e di respiro internazionale, ha spiegato Granata, necessitano di un lungo lavoro preparatorio e gli organizzatori hanno richiesto garanzie. Quanto alle utenze, i costi per l’Ente sarebbero limitati alla mancata riscossione della Tari e ai consumi idirici (“contenuti per una mostra”) mentre per quelli elettrici si sta trovando un’intesa con la Fondazione Inda che occupa già una parte dello stabile. Inoltre, le opere esposte nel cortile esterno, aperto al pubblico, sono fruibili senza pagare il biglietto. In fondo, ha concluso Granata, stiamo facendo “ciò che la città ci chiede: programmare, destagionalizzare e differenziare l’offerta culturale inserendoci nel circuito delle grandi mostre”.
Al momento di votare l’atto d’indirizzo firmato da Messina che chiedeva un passo indietro dell’Amministrazione, è caduto il numero legale.