55° ciclo

Siracusa, in scena ieri sera al Teatro Greco Elena: l’eroina umana di Euripide con la regia di Livermore

Siracusa, in scena ieri sera al Teatro Greco Elena: l'eroina umana di Euripide con la regia di Livermore

Lo straniero è sacro, ed in fondo stranieri lo siamo tutti: stranieri in una terra straniera, stranieri dagli altri, stranieri da noi stessi, ieri, oggi e anche domani.
E’ una tragedia molto attuale l’Elena di Euripide messa in scena, ieri sera, al Teatro Greco di Siracusa, dal regista Davide Livermore che ha inaugurato la 55ª Stagione delle Rappresentazioni classiche.

La scenografia sontuosa e molto ricca di elementi tecnologici dà il ritmo allo spettacolo che si gioca su due dimensioni: sullo schermo dietro gli attori, e nella scena. Nel primo caso è illusione, nel secondo realtà. Ed ecco che da qui parte l’intreccio continuo tra verità e finzione, vita e morte che si mescolano in un dramma per certi versi molto fedele alla tradizione euripidea, ma per tantissimi altri distante.

Siamo alla fine della Guerra di Troia, il sipario si alza con una sorprendente scoperta: Elena non è stata rapita, al suo posto è stato portato via il fantasma di lei. La donna si trova in Egitto, il re la vuole in moglie ma lei, conosciuta per essere adultera, in realtà è rimasta fedele al marito Menelao. Per un caso fortuito, Menelao giunge in Egitto ed incontra Elena. I due inizialmente non si riconoscono, ma poi si guardano e si lasciano andare ad un bacio appassionato (vedi il video). Ancora innamorati l’uno dell’altra, gli sposi decidono di scappare e di tornare in Grecia, ma hanno bisogno di due cose: aggirare il re dell’Egitto, e fornirsi di mezzi adatti per sostenere il viaggio. Con uno stratagemma i due riusciranno ad avere il loro lieto fine, dopo anni di sofferenze.

La tragedia di Livermore, in pieno stile euripideo, è fortemente antropocentrica con la protagonista, Elena, interpretata da Laura Marinoni, che mostra le sue passioni: dall’amore, alla rabbia, alla vergogna. Elena è una donna che seduce, con il corpo e con la mente, è un’eroina umana che riesce a realizzare il desiderio di tornare in Grecia con lo sposo Menelao, interpretato da Sax Nicosia.
Tutto lo spettacolo si svolge in uno specchio d’acqua che diventa palcoscenico, ma soprattutto un richiamo all’attualità con tanto di espressioni, come dire, molte sentite al giorno d’oggi, tipo “I porti sono chiusi”, ed ecco le luci rosse si riflettono nell’acqua che d’improvviso sembra un enorme lago di sangue, lo stesso sangue di cui si è macchiato il Mar Mediterraneo.
Lo stesso sangue versato in Francia negli anni del terrore, ce lo suggeriscono i costumi di Teoclimeno e della sorella, lo stesso sangue versato nelle arene romane, come suggeriscono i costumi del coro nelle ultime scene. E’ un passato che ritorna, è un passato che non passa, è un passato raccontato mettendo in evidenza l’inutilità della guerra ed il ruolo delle donne per un tema, quest’ultimo, che colpisce.
Nonostante i tantissimi elementi di contaminazione (da una poltrona in pelle, ad un sigaretta fumata in scena) la tragedia risulta molto originale dai toni inizialmente fortemente drammatici, ma che poi diventano molto più leggeri davanti al riconoscimento dei due protagonisti, tanto che sembra di assistere ad una commedia d’amore.
Chiuso il sipario, adesso c’è attesa per questa sera, quando andrà in scena Le Troiane con la regia di Muriel Mayette-Holtz e Maddalena Crippa nei panni di Ecuba.

di Oriana Gionfriddo