E’ stata depositata sabato scorso la nuova perizia ordinata a giugno scorso dal gup di Siracusa, Salvatore Palmeri sul caso della morte del maresciallo dei Carabinieri Licia Gioia, avvenuta il 28 febbraio del 2017 nella villetta di contrada Isola in cui viveva con il marito, il poliziotto Francesco Ferrari.
Il poliziotto è accusato di omicidio volontario, ma sin dall’inizio ha dichiarato che sarebbe stata la moglie, in preda ad una crisi nervosa, a togliersi la vita e di essere intervenuto solo per cercare di disarmarla.
Questa mattina doveva tenersi l’udienza con i due consulenti: il perito di balistica Felice Nunziata e il medico legale Cataldo Raffino, ma la difesa delle parti civili, rappresentata dall’avvocato Ganci, ha chiesto il rinvio per aver più tempo per esaminare il documento. E il gup ha accolto la richiesta, rinviando l’udienza al 14 novembre.
Intanto filtrano le prime indiscrezioni sul contenuto del corposo documento elaborato dai due consulenti con le conclusioni che avvalorerebbero la tesi sostenuta da Francesco Ferrari e dal suo avvocato, Stefano Rametta.
Nella relazione di 139 pagine si legge testualmente: “Tutti gli elementi oggettivi avuti nella disponibilità e vagliati con il rigorismo obiettivo che il metodo medico legale impone, consentono, al di là di ogni ragionevole dubbio di inquadrare la morte di Gioia Licia Silvia in una configurazione suicidiaria, non risultando possibili altre ipotesi alternative, fondatamente prospettabili”.
