E’ un vigliacco, s’insinua lentamente, silenziosamente, e poi si manifesta quando già tardi, quando, inconsapevolmente, chi lo ha contratto avrebbe già potuto infettare i propri cari: è il Covid 19, il nemico invisibile che tutto il mondo sta cercando di combattere.
A Siracusa i numeri continuano a crescere e, nonostante i molteplici avvertimenti di restare a casa, non mancano i casi di quotidiana irresponsabilità, anche eclatanti, che oggi vogliamo mettere in fila formando una sorta di dossier della stupidità siracusana.
Tra i posti maggiormente frequentati ci sono le Poste, ancora senza vetri agli sportelli, dove i dipendenti sono molto esposti e protetti solo da una mascherina. Qui la vecchia abitudine di recarsi all’Ufficio postale per chiacchierare è dura a morire. Ecco che c’è il vecchietto che dopo aver fatto la coda al di fuori della struttura (perchè si entra uno per volta) chiede semplicemente di conoscere il saldo del conto, oppure un estratto conto, oppure c’è chi si offende per le distanze, poi c’è quello che deve mandare una raccomandata e per chiudere la busta utilizza la sua saliva al posto della colla (di cui dispone l’Ufficio) per poi consegnarla nelle mani dei dipendenti.
Ancora più eclatante: c’è il tizio che fuori dalla porta si lamenta perchè lui non può prendere fresco in quanto ha la febbre (e dovrebbe stare in quarantena a maggior ragione).
Secondo posto di gran lunga gettonato ai tempi del Coronavirus è il supermercato, diventato luogo di ritrovo in assenza dei pub. Qui comitive di ragazzi si danno appuntamento solo per poter fare la fila fuori tutti insieme e scambiare quattro chiacchiere.
Fuori dalla struttura c’è sempre un vigilante che controlla gli ingressi, salvo in una sola occasione che, per ragioni oscure, pare che quest’ultimo si sia allontanato per pochi minuti, un lasso di tempo breve ma utile per far riempire il market di gente, sotto gli occhi attoniti dei dipendenti (anche loro esposti, ma al servizio del Paese e della sopravvivenza di ognuno di noi).
Poi, anche qui, c’è chi vuole chiacchierare, chi vuole passeggiare. E allora c’è il tizio che arriva alla cassa con una banana (comico se non fosse drammaticamente tragico), chi si reca ogni giorno al supermercato per compare un pacco diverso di integratori al giorno, c’è la coppietta che si sbaciucchia tra i corridoi controllando tranquillamente le offerte (fregandosene della gente che prende freddo fuori in coda), e poi ci sono loro: in cinque da Floridia a Siracusa per comprare un pacco di patatine.
Esilarante la scena di una donna che per paura esce di casa con un assorbente attaccato in faccia, idea presa dal web come mascherina alternativa, ma poi non rispetta possibilmente alla cassa non rispetta la distanza di sicurezza con gli altri.
E infine c’è il vastissimo mondo degli acquisti online. Immaginate: gente che ogni mattina si alza e comincia a correre su e giù per la città, lasciando a casa la famiglia, e rischiando la propria salute ogni santo giorno per permettere a tutti noi una quarantena più agiata. Anche loro sono dei piccoli grandi eroi, come la cassiera del supermercato, i dipendenti della posta, della farmacia. Ma, non si capisce il motivo, a loro questa riconoscenza non arriva. E allora, ecco che loro sono costretti a consegnare: tinture per capelli, smalti, creme antirughe e chi più ne ha più ne metta (tutti beni di prima necessità, ovviamente).
Dov’è finita l’empatia e l’umanità che ci urliamo da balcone a balcone? La proviamo prima di fare richieste stupide a chi rischia di finire intubato in Ospedale ogni giorno? La proviamo quando diffondiamo bufale che hanno un solo obiettivo: odiare e demolire una classe sociale (vedi l’esempio del panettiere o del salumiere).
La parola d’ordine adesso è, e deve essere, responsabilità (anche durante i flash mob che emozionano tutti, ma che vanno fatti in sicurezza). Ricordiamoci che la paura che proviamo noi la provano anche gli altri, in primis le “guardie” (come simpaticamente li chiamiamo in Sicilia) che vigilano sulla nostra salute e su quella dei nostri cari.
di Oriana Gionfriddo
