Le condizioni di disagio e difficoltà del pronto soccorso dell’ospedale Umberto I di Siracusa tornano all’attenzione della Cisl.
Il segretario generale della Cisl Ragusa Siracusa, Vera Carasi, spara a zero contro l’Asp.
“Non possiamo sicuramente condividere i toni, il linguaggio e le offese contenute in un video messaggio circolato sui social – aggiunge la Carasi riferendosi a quanto messo in rete da un presunto infermiere – Sappiamo che, chi di dovere, sta già accertando la veridicità e la persona in questione è già stata identificata, ma non possiamo accettare, con altrettanta fermezza, il silenzio dell’Asp su quanto accaduto all’Umberto I. L’Azienda sanitaria – continua – aveva il dovere, da subito, di ammettere gli errori commessi in questa vicenda e provvedere, non soltanto alla normalissima sanificazione degli ambienti, ma anche ad atti conseguenziali.Le richieste di sicurezza personale, familiare e collettiva, gridate con accorata disperazione dal persone dal pronto soccorso e dalle unità operative dell’emergenza – conclude – non possono essere silenziate con note che, oltre ad essere insufficienti, offendono il lavoro e il sacrificio che si stanno compiendo all’interno dell’Umberto I e di tutti gli ospedali della provincia”.
Poi un messaggio alla direzione aziendale: “Ai vertici Asp ricordiamo una cosa – conclude Vera Carasi – chi gestisce la sanità di un territorio non la possiede e ne dispone a piacimento; chi gestisce la sanità è un servitore, ben remunerato, di chi è il vero proprietario, la collettività e chi la rappresenta.”
Rincarano la dose il segretario generale della Funzione pubblica Cisl di Siracusa e Ragusa, Daniele Passanisi e il responsabile del Dipartimento Sanità pubblica della Fp Cisl di Siracusa e Ragusa, Mauro Bonarrigo, secondo i quali occorre un deciso cambio di passo ed una rimodulazione delle metodologie organizzative.
“Tutto il personale ospedaliero – reclamano i due esponenti sindacali – venga sottoposto immediatamente ai test del tampone e che gli esiti siano disponibili in poche ore. Pi è necessaria un’azione rapida per la rimodulazione e la razionalizzazione nel Piano di Emergenza, risolvendo il dubbio sulla carenza dei Dpi, i Dispositivi di protezione individuale, sulle scorte disponibili, sui provvedimenti d’acquisto effettuati e sulle previsioni di consegna; bisogna, inoltre, individuare degli spazi dedicati, indipendenti ed isolati, indispensabili ad eliminare la promiscuità e, quindi, a garantire un reale distanziamento sociale dei pazienti in attesa dell’esito del tampone, poiché il modello in atto utilizzato amplifica la potenzialità di contagio invece di favorirne il contenimento, innescando un circolo vizioso di cui diventano sicure vittime gli operatori impegnati nel contrasto al Coronavirus. Se si prosegue con questo modello organizzativo – concudono – saranno gli ospedali a rischiare di essere i veri focolai”.
In chiusura la richiesta di rimuovere dall’incarico chi ha sbagliato e la richiesta di un sostegno al Governo per il commissariamento delle attività di contrasto alla diffusione del contagio.
