la denuncia

“Abbandonati in quarantena senza assistenza”: il grido d’aiuto dei familiari di Domenico Zappalà, morto per Covid a Siracusa

"Abbandonati in quarantena senza assistenza": il grido d'aiuto dei familiari di Domenico Zappalà, morto per Covid a Siracusa

Ci raccontano con scoramento e disperazione di essere stati lasciati soli a fronteggiare una quarantena piena di paure e senza nessun tipo di assistenza sanitaria e con i rifiuti che nessuno ritira da una ventina di giorni, accatastati nel balcone.
A denunciare la situazione, in cui si trovano dagli inizi di aprile, sono Letizia Zappalà e Manfredi Scarfì, figlia e nipote di Domenico Zappalà, l’87enne morto per covid a Siracusa il 4 aprile scorso e sul cui decesso hanno deciso di fare ricorso in Procura per verificare se ci siano state delle inadempienze.
L’anziano, tra un ricovero e l’altro, ha trascorso insieme alla figlia e al nipote, nella stessa casa, una decina di giorni: “E’ rimasto con noi dal 20 marzo giorno in cui è stato dimesso dall’ospedale di Siracusa, senza che gli fosse fatto il tampone e in condizioni di salute ancora non ottimali – tiene a precisare Manfredi – fino a giorno 30, quando abbiamo dovuto nuovamente ricoverarlo. Il 2 aprile ci è stata data la notizia che mio nonno era positivo e due giorni dopo se n’è andato”.
Ed è proprio sui 10 giorni trascorsi insieme che si addensano le paure di Letizia Zappalà e di suo figlio Manfredi.
“Abbiamo fatto il tampone il 14 aprile a furia di insistenze da parte nostra – racconta ancora Manfredi – tanto che abbiamo dovuto recarci noi all’ambulatorio della Pizzuta, e ancora non abbiamo l’esito. Non solo, fino a questo momento nessuno dall’azienda sanitaria ci ha mai chiamato , così come sarebbe previsto, per monitorare l’andamento delle nostre condizioni di salute. Psicologicamente siamo allo stremo – aggiunge – io per alcuni giorni ho perso la sensazione olfattiva e mia madre da 15 giorni ha un raffreddore lieve, ma continuo”.
“A questo si aggiunge – riferisce Letizia Zappalà – l’impossibilità di riaccogliere in casa mia madre 86enne, reduce da una degenza in rsa dopo la frattura di un femore e che rischia adesso di essere trasferita in un’altra struttura proprio perché tornare in questa casa, allo stato attuale, sarebbe troppo rischioso per lei”.
“Siamo stati abbandonati a noi stessi – concludono disperati madre e figlio – senza nessuno che si preoccupi della nostra salute”.