Settanta volontari, come eroi, con coraggio hanno messo a disposizione tempo, fondi per aiutare gli altri anche a costo di rischiare di contrarre il virus. Questo il volto più bello di Siracusa, una città che ha mostrato tanta solidarietà ed empatia verso il prossimo nel momento più difficile: l’esplosione della pandemia da Coronavirus.
Dall’altra parte, però, c’è anche chi ha provato ad approfittare del momento concitato per usufruire anche senza diritto dei sussidi messi in campo.
A tracciare il quadro è stato il direttore della Caritas Diocesana, don Marco Tarascio. In una prima fase, ha spiegato questa mattina durante una conferenza stampa tenuta online, sono state soddisfatte 2mila e 800 domande. Non tutti i beneficiari, però, ne avevano diritto. Talvolta sono stati scoperti casi di 4 domande fatta da ogni singola famiglia, una domanda per componente. Una condizione che ha portato la Caritas a dover fare le opportune verifiche che hanno comportato una gran fetta di lavoro, portato avanti sempre con amore.
Giusto per snocciolare qualche numero: dal 9 al 25 marzo sono state soddisfatte 3.308 richieste, e dal 26 marzo al 4 maggio altre 10.856. Numeri altissimi per una città in ginocchio. Il 67% delle risorse messe a disposizione (102mila euro in due mesi) sono state spese in beni materiali, per le bollette spesi quasi 3mila euro, mille e 500 euro per farmaci, e altri 25mila euro per gli affitti.
Consegnati oltre mille chili di pasta al giorno a circa 3mila famiglie. Commercianti, camerieri, lavoratori stagionali sono solo alcuni dei soggetti diventati nuovi poveri a causa dell’emergenza Coronavirus.
I numeri di richieste di aiuto sono calate del 5% dal 4 maggio, da quando si è entrati nella Fase 2, da quando qualcuno ha ricominciato a lavorare in maniera regolare o meno.
Pare che ci siano state polemiche su questo o quel prodotto consegnato dalla Caritas, questa o quella marca. Polemiche spente dal grande cuore di chi, anche se ha poco, ha donato anche solo 5 euro per gli altri.
Noi di questa città vogliamo conservare questo ricordo. Ma anche il ricordo di un ristorante che gratuitamente ha aperto la cucina per donare a chi non può averlo un pasto caldo. Il pasto che nessuno dovrebbe vedersi negato.
