polizia di stato

Noto, estorsione continuata: in 2 mesi si fanno consegnare oltre 11mila euro. Arrestati in 4. VD

Noto, estorsione continuata: in 2 mesi si fanno consegnare oltre 11mila euro. Arrestati in 4


Seconda puntata dell’operazione di Polizia che il 7 maggio scorso ha portato all’arresto di Simone Manenti con l’accusa di estorsione perpetrata ai danni di un suo conoscente a Noto.
Ieri, al termine di un’articolata attività investigativa, coordinata dal Procuratore Aggiunto della Repubblica Fabio Scavone e diretta dal Sostituto Procuratore, Gaetano Bono, è stata eseguita un’ordinanza cautelare, emesse dal Gip del Tribunale di Siracusa, Scapellato, nei confronti di quattro persone, due di custodia in carcere e due di arresti domiciliari, con braccialetto elettronico. Si tratta di Simone Manenti di 39 anni, Corrado Rizza di 44 anni, Davide Latino di 33 anni e Maria Restuccia di 31 anni.
Fondamentali sono state le intercettazioni, così come le attività investigative che hanno consentito di scoprire bonifici bancari sul conto corrente intestato a Maria Restuccia detta “Ramona”, un assegno emesso in favore di Rizza, detto “Currarino”, prelievi di contante, effettuati col bancomat, che la vittima era stata costretta a consegnare a Rizza, per un importo complessivo di 11.320 euro e numerosissimi screenshots di conversazioni via social intrattenute con Restuccia e Manenti Simone, oltre a sms vocali di whatsApp.

Da tutto ciò si evincevano, secondo gli investigatori, le responsabilità di Latino, convivente di Maria Restuccia che avrebbe imposto a Rizza e Manenti di estorcere denaro ad un uomo, a seguito dei consistenti debiti per droga che Rizza aveva contratto con la coppia. Il trio Restuccia-Latino-Manenti avrebbe poi continuato ad estorcere denaro alla vittima, individuata da Rizza come garante dei pagamenti. I tre, in particolare avrebbero deciso di procedere personalmente al “recupero” delle somme dovute, cominciando a vessare la vittima con numerosi messaggi via social e chiamate telefoniche, visto che Rizza era sparito dopo aver acquisito cospicue somme di denaro dalla stessa vittima.
Per questo, Rizza, il 6 maggio, viene aggredito da Manenti in pieno centro storico, proprio poco prima dell’episodio che è costato a quest’ultimo l’arresto in flagranza.
Non appena Latino viene a sapere dell’arresto di Manenti, intima alla convivente Maria Restuccia di cancellare tutti i messaggi e distruggere la scheda telefonica. “……cancella tutte cose e butta pure il telefono…stai capendo? butta lì tutte cose e spezza pure la scheda!…”).
Questa conversazione mette la parola fine sulla vicenda, perché avrebbe fornito agli investigatori gravi indizi sulla loro colpevolezza e sul loro coinvolgimento nell’estorsione.
Da qui l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Rizza (condotto presso la casa circondariale di Ragusa) e di Manenti (già ristretto nel carcere di Ragusa a seguito dell’arresto in flagranza del 6 maggio) e degli arresti domiciliari, col presidio del braccialetto elettronico, nei confronti dei conviventi Restuccia e Latino.