Non c’è vendetta, ma un gran desiderio di giustizia dietro la decisione di presentare una denuncia alla Procura della Repubblica dopo la morte della propria madre. Paola Cucé non riesce a darsi pace perché ha visto la madre Angela, morire dopo grandi sofferenze e un calvario durato mesi solo “perché non è stata attivata subito dopo il ricovero l’assistenza domiciliare e la fisioterapia che erano stata indicate al momento delle dimissioni”.
“Prima del ricovero di metà gennaio – racconta Paola – mia madre seppur con gli acciacchi dell’età (quasi 81 anni), in casa era pienamente autonoma. Da quel ricovero non si è più ripresa e dopo oltre 3 mesi di allettamento è morta”.
E’ un racconto doloroso quello di Paola, convinta che sia stato proprio l’allettamento prolungato (2 mesi in ospedale e 1 a casa) ad aver portato sua madre alla morte; un allettamento che, ha inevitabilmente causato tutti gli altri problemi ad esso collegati oltre ad altre presunte “sbavature” nel trattamento ricevuto che Paola Cucè descrive dettagliatamente nell’esposto.
“Mia madre è stata dimessa il 14 marzo con la prescrizione della fisioterapia, ma nonostante le tante mie telefonate, le mie pressioni non ho ricevuto alcuna risposta. Solo l’8 aprile, 25 giorni dopo il ritorno a casa dall’ospedale, è arrivato il fisioterapista, ma mia madre non era più in grado i collaborare”.
La sindrome da allettamento, che si poteva evitare secondo Paola Cucé, ormai aveva preso il sopravvento: il 14 aprile la situazione precipita e arriva l’ultimo disperato, e purtroppo inutile ricovero. Il 16 aprile alle 2,47 del mattino mamma Angela muore.
Paola non ci sta, perché ha provato con ogni mezzo di aiutare la madre, ma si è sentita abbandonata da coloro che avrebbero, ognuno per la propria parte, tutelare la salute di sua madre.
Da qui la denuncia in procura dove Paola scrive “i malati hanno il diritto di essere curati a casa, a maggior ragione durante la fase di emergenza covid che tutti abbiamo vissuto e durante la quale era imperativo rimanere tutti in casa. Mia madre non c’è più – conclude – e io non posso far altro che renderle giustizia”.
