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Siracusa, Garante dei detenuti al carcere di Cavadonna: “Il covid ha ancor più depauperato il sistema di rieducazione”

Siracusa, Garante dei detenuti al carcere di Cavadonna: "Il covid ha ancor più depauperato il sistema di rieducazione"

L’emergenza covid ha ulteriormente depauperato un sistema di rieducazione già debole nel carcere di Cavadonna.
A rilevarlo è il Garante dei detenuti per il Comune di Siracusa, Giovanni Villari al termine di una visita nella casa di reclusione.
“Rimangono ancora troppo pochi gli uomini in stato detentivo autorizzati al lavoro esterno socialmente utile – scrive in una nota Villari – possono ritenersi fortunati solo quei pochi detenuti a cui è affidato qualche servizio all’interno dell’istituto (manutenzione ordinaria; lavanderia; porta vitto; spesino;). Altri – continua – hanno la possibilità di lavorare nel biscottificio annesso alla casa circondariale, sotto la cura della cooperativa Arcolaio, producendo dolci tipici e biologici. Poi ci sono coloro che lavorano nella tessitoria dell’istituto e producono lenzuola e federe ad uso interno. È degno di nota il lavoro di alcuni detenuti impegnati nel laboratorio di tessitoria, i quali hanno prodotto, su ordine della direzione e dietro indicazione del Prap, circa 10.000 mascherine protettive in cotone a trama fitta e doppio strato con tasca”.
Ci sono poi le note dolenti e Villari fa riferimento alla lentezza del servizio sanitario a cura dell’Asp 8: “Esami diagnostici e interventi chirurgici programmati – scrive Villari – che superano molte volte attese di 1 o 2 anni”.
C’è poi la presenza episodica della Magistratura di sorveglianza all’interno del carcere con cui invece l’ufficio del Garante desidera creare sinergie “per garantire i diritti primari dei detenuti e dei soggetti sottoposti a misure restrittive della libertà”.