Alessio Lo Giudice, oridinario di filosofia del diritto all’univeristà di Messina e ersonaggio di spicco della politica siracusana, affronta il tema del prossimo referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari. “Per come è stato formulato – afferma Lo Giudice – non ha alcuna chance di garantire l’efficienza del Parlamento, di superare le difficoltà del bicameralismo perfetto, o di ottenere un significativo risparmio sulla spesa pubblica. Il senso della vicenda è un altro. La proposta di riduzione del numero dei parlamentari, quale taglio lineare totalmente indipendente da una riforma costituzionale di sistema, è, infatti, l’espressione più trasparente del populismo politico contemporaneo. La riforma è l’incarnazione della deriva che ha condotto alla delegittimazione di tutte quelle strutture intermedie (Parlamento, partiti, sindacati, università…), volte a garantire momenti di mediazione politica, sociale e culturale nel rispetto del pluralismo. Mi chiedo: come mai il Pd sostiene questa riforma? Perché Zingaretti, senza addurre alcun argomento sul merito della proposta referendaria, annuncia, con una lettera a “La Repubblica”, la campagna per il SI prima ancora che si riunisca la Direzione nazionale del partito? Credo sia per la stessa ragione che ha sin qui condotto a non modificare i provvedimenti chiaramente attribuibili alla matrice di destra del precedente governo, come nel caso dei Decreti “Sicurezza”. Sarebbe però riduttivo individuare tale ragione nella semplice volontà di rimanere al governo del Paese. Temo che la ragione sia nella tendenziale rinuncia a rappresentare una visione della società che sia veramente alternativa e antagonista rispetto a quella populista. In gioco non vi è un mero dettaglio istituzionale. È il senso della democrazia rappresentativa ad essere messo in discussione. Credo che un partito che si identifica, sin dal nome, con l’ideale democratico, dovrebbe avere a cuore la questione”.
