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Siracusa non è una città bike friendly, maglia nera rispetto al resto d’Italia

Siracusa non è una città bike friendly, maglia nera rispetto al resto d'Italia

Ancora una maglia da parte di Legambiente per la provincia di Siracusa, che ha stilato L’A Bi Ci – 1° Rapporto Legambiente sull’economia della bici in Italia e sulla ciclabilità nelle città – realizzato in collaborazione con VeloLove e GRAB+ -. Stavolta a essere tirata in ballo è la mobilità sostenibile, in particolare del mezzo a due ruote più vecchio di sempre: la bicicletta.
A Siracusa, così come nel resto della Sicilia, aumentano le infrastrutture per l’utilizzo della bici (vedi la pista nel capoluogo) ma non aumenta la ciclabilità, cioè la percentuale di utilizzo del mezzo a due ruote. I fattori determinanti: insicurezza sulla strada (dato dalla cattiva manutenzione del manto stradale), assenza di cicloparcheggi e del bike sharing.

Insomma per sapere se mancano i ciclisti o le infrastrutture bisogna riprendere l’indice che fornisce un’informazione di sintesi relativa alla dotazione complessiva di infrastrutture in grado di incentivare la mobilità ciclabile e composto da km di piste ciclabili in sede propria, km di piste ciclabili in corsia riservata, km di piste su marciapiede, km di piste promiscue bici/pedoni, zone con moderazione di velocità a 20 e 30 km/h, piste nel verde (percorsi che non corrono lungo la carreggiata stradale, ad esempio nei parchi, lungo i fiumi, strade bianche, etc..).

Tutti questi valori, opportunamente pesati, vanno a definire l’indice di “metri equivalenti” di percorsi ciclabili ogni 100 abitanti. Ed è proprio in questa graduatoria che la provincia aretusea registra il peggio. La prima delle siciliane è Catania (1,36 metri equivalenti per abitante), che comunque si trova alla 63esima posizione, quindi comunque la prima delle maglie nere dell’Isola.

Due passi più in basso, a scalare, troviamo Ragusa (1,28), Palermo (1,24), Trapani (1,16), Agrigento (1,01), e poi ancora Messina (0,74) e Siracusa (0,62) che si salva quasi in calcio d’angolo, perchè poi chiudono la classifica Caltanissetta ed Enna a quota zero. Distanti anni luce le prime città d’Italia come Reggio Emilia (41,06), Mantova (26,66) e Lodi (26,61).

Il dato veramente interessante del rapporto è il risvolto economico che si potrebbe avere se solo si incentivasse il mercato delle bici, oltre che a guadagnarci sulla salute. L’insieme degli spostamenti a pedali genera un fatturato di 6.206.587.766 euro in tutta Italia. Questo patrimonio – somma della produzione di bici e accessori, delle ciclovacanze e dell’insieme delle esternalità positive generate dai biker (come risparmio di carburante, benefit sanitari o riduzione di emissioni nocive) – appare ancora più rilevante soprattutto in considerazione del carattere adolescenziale della ciclabilità in molte parti d’Italia, sia per gli aspetti relativi alla mobilità, sia per quello che riguarda il turismo su due ruote.
Per dare un’idea della consistenza di questo capitale, si pensi ad esempio che i 6,2 miliardi di cicloproventi superano nettamente i ricavi dell’export del vino, uno dei prodotti made in Italy maggiormente apprezzati all’estero, o che doppiano il fatturato Ferrari.

Insomma, solo benefici.