Il consorzio Cipis torna alla ribalta: i 70 dipendenti hanno ricevuto una notifica di sospensione dell’attività per ‘intervenuta dichiarazione di fallimento’. L’impresa nel novembre del 2019 era finita nell’occhio del ciclone con l’operazione Gap della Finanza, e il Gip ne aveva disposto la custodia giudiziaria con il mantenimento dell’operatività a salvaguardia esclusiva dell’occupazione. Ora l’inattesa comunicazione: si apre così una vertenza che vede ancora lavoratori con la spada di Damocle della perdita del posto di lavoro. Stando a quanto appreso, il consorzio Cipis non avrebbe più le forze per proseguire nell’esercizio lavorativo. Il Cipis nacque nel 1990 per regolamentare i rapporti già esistenti tra le varie società consorziate alcune delle quali nate negli anni ’70 e la zona industriale. La Guardia di Finanza avviò indagini per l’anomala ricorrenza di assegnazione di appalti in favore delle consorziate del Cipis: dagli accertamenti emerse che le società aderenti al consorzio facevano capo ad una coppia di coniugi, che attraverso un sistema strutturato di scatole vuote cancellavano il debito fiscale e previdenziale. Così il Cipis si aggiudicava appalti a prezzo ribassato che non teneva conto dell’importo dovuto allo Stato, a titolo d’imposta o di contributo previdenziale. Il lavoro così appaltato veniva poi fatto svolgere dalle consorziate di turno. Quando una società aveva ormai raggiunto debiti tributari di considerevole importo, veniva sostituita con un’altra impresa di nuova costituzione, che si avvaleva sempre della stessa maestranza e degli stessi mezzi. Al consorzio erano state contestate evasione per oltre 43 milioni di euro e frode. Ma se il Gotha del Consorzio era finito nelle maglie della giustizia, per i dipendenti – del tutto estranei a tutta l’inchiesta – fino ad oggi era stato garantito il lavoro. Ora per loro si apre uno scenario di lotta per il lavoro.
