La Sicilia paga un conto salatissimo alla pandemia e la provincia di Siracusa è quella che risulta maggiormente segnata.
La fotografia che viene fuori dall’analisi della Cgia di Mestre, che ha rielaborato dati Istat e Prometeia, è drammatica: il crollo del Pil, secondo lo studio, trascina la Sicilia indietro di ben 34 anni contro i 22 dell’intero Paese.
La crisi da covid avrebbe bruciato nell’Isola 7,5 miliardi di euro nel 2020. In termini di valore aggiunto, per la Cgia, ogni siciliano in un anno ha perso 1.307 euro (-8,4 punti): a Siracusa 1.500 euro in meno, a Ragusa 1.451 euro, a Palermo 1.355, a Catania -1.352, a Messina -1.320, a Caltanissetta 1.235, a Trapani -1.154, ad Agrigento – 1.099, a Enna -1.051 euro.
Dati strettamente connessi al crollo dell’occupazione. La Sicilia con un calo del 2,9% (-39 mila posti), è la quarta regione per posti di lavoro andati in fumo.
Hanno fatto peggio la Calabria, la Campania e la Valle d’Aosta.
