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Fatturato biologico, Siracusa prima tra gli ultimi

Fatturato biologico, Siracusa prima tra gli ultimi

Sarebbero 771, secondo il rapporto “Bio in cifre” del Mipaaf, le aziende bio presenti nella provincia Aretusea, che si merita il titolo di regina della Sicilia. In questa singolare classifica, infatti, troviamo a scendere Catania (365) e Messina (227), che si aggiudicano rispettivamente il secondo e il terzo posto.

Un titolo che in realtà non è altro che una magra consolazione per una regione dove la cultura del bio è esplosa, ma che non riesce a trasformare questo successo in fatturato. Siracusa arriva così prima all’interno della regione siciliana che invece si posiziona tra ultime rispetto al resto dell’Italia.
Stando sempre alla stesso rapporto, nell’Isola è presente il maggior numero di operatori bio, esattamente 11.326 pari al 17% in più rispetto la percentuale del 2014. Gli operatori siciliani costituiscono il 45 per cento del totale italiano. Ma la Sicilia sarebbe prima anche per quantità di ettari di superficie coltivata a regime biologico. Si contano oltre 303 mila ettari totali; in Puglia sono 177 mila; in Calabria 160 mila circa, incidendo per il 25,1% su tutta la bio superficie presente in Italia.

Dunque dove sta la grossa pecca? La risposta è da ricercare nella cosiddetta Bio Frontiera, cioè l’export del biologico siciliano.
Per capire quanto la Sicilia si indietro, in totale, nel comparto dell’export basta un confronto con la Lombardia, regione apparentemente meno vocata. A Milano e dintorni, dove la produzione di bio è nettamente più bassa, sono attivi 56 operatori dell’export mentre in Sicilia ne sono attivi appena 12 (dato 2015). La statistica lombarda è più che raddoppiata in un solo anno (2014-2015), quando erano presenti 35 operatori, la crescita è stata pari al 60 per cento. In Sicilia, come visto, tutto è rimasto uguale.
La commercializzazione dei prodotti bio siciliana, in definitiva, è ferma ai mercati del contadino domenicali. Si può decisamente fare di più.