Il 2020 si è chiuso per la Sicilia con un + 1306 % di ore di cassa integrazione autorizzate rispetto all’anno precedente, il triplo di quelle successive alla crisi del 2008. Sono più di 67 mila dunque i lavoratori rimasti fuori, nei mesi di crisi sanitaria, da ogni circuito produttivo, con una perdita di reddito stimata per ognuno di loro di oltre 5.900 euro in un anno. E’ quello che emerge da uno studio realizzato, per conto della Cgil Sicilia, dal Centro studi dell’associazione Lavoro & Welfare, presieduto da Cesare Damiano
Dato record a Ragusa con un incremento del 6.426,93%. La provincia di Siracusa si piazza quarta tra le province siciliane con un aumento del 1.923,95%. Questi i dati delle altre province: Palermo +670,16%; Agrigento +3.934,41%; Caltanisetta +560,34%; Catania +575,30%; Enna +1.694,10%; Messina +1.104,31%; Trapani del +4.187,13%.
La Cigo registra un aumento del 2.268,84 per cento (42.695.396 ore), la Cigs +30,06% (9.533.550 ore), la Cigd +351.603,22% (40.111.752 ore) L’aumento nelle ore di Cig coperte dai Fondi Fis è del 5.645,28% (48.092.722 ore).
“Sono numeri- ha osservato il segretario generale della Cgil Sicilia, Alfio Mannino- che descrivono un forte peggioramento dell’andamento economico. Con la scadenza degli ammortizzatori sociali e la fine a marzo del blocco dei licenziamenti si determinerebbe nell’isola una situazione sociale difficilissima”.
Da qui la richiesta di proroga degli ammortizzatori sociali per tutto il periodo dell’emergenza sanitaria e il blocco dei licenziamenti. Da accompagnare con politiche attive e con investimenti per la formazione continua e la riqualificazione di chi esce dal circuito produttivo, per incentivare nuove competenze e garantire un nuovo ingresso nel mercato del lavoro.
