Festa Forze Armate

Siracusa, 4 novembre: cerimonia in Capitaneria

Siracusa, 4 novembre: cerimonia alla Capitaneria

Anche a Siracusa in programma oggi iniziative per celebrare la “Giornata dell’Unità d’Italia e delle Forze Armate”.
Alle 9, al Pantheon di Siracusa, il prefetto Giuseppe Castaldo e il comandante marittimo Sicilia, il contrammiraglio Nicola De Felice, hanno deposto una corona d’alloro alla lapide del Milite Ignoto.
Alle 09.30, nel piazzale antistante la sede della Capitaneria di Porto di Siracusa, alzabandiera e minuto di raccoglimento in memoria dei caduti. Hanno partecipato gli alunni dell’Istituto comprensivo ” N.Martoglio” a cui è stato consegnato il simbolo del Tricolore.
Per l’occasione hanno ricevuto la onorificenza di Cavaliere della Repubblica: Graziella Amato, Roberto Camelia, il primo maresciallo Paolo Cassia, il primo maresciallo Carmelo Catanzaro e il tenente colonnello Giovanni Palatini.

Il vice sindaco, Francesco Italia, ha rappresentato l’amministrazione comunale. Presente anche l’assessore alla Polizia municipale, Salvatore Piccione e il comandante del Corpo, Enzo Miccoli.
“Per noi che siamo impegnati nella vita civile – ha proseguito il vice sindaco – il ricorso alle Forze Armate, nelle situazioni di emergenza, è una garanzia assoluta. Lo verifichiamo ogni volta che ce n’è il bisogno, quando affrontiamo le calamità naturali o per gestire la pressione migratoria, qui in Sicilia e nella nostra provincia più che altrove. Riscontriamo ogni volta una professionalità che è la sintesi migliore e imprescindibile di competenza e umanità”.
“In questi giorni – ha concluso Italia – ricorre il centenario della disfatta di Caporetto, la più pesante sconfitta in battaglia patita dall’Italia. Il Paese, sfiancato da oltre due anni di guerra, all’indomani di quell’evento sembrava irrimediabilmente piegato ma ebbe la forza di sollevarsi e di ribaltare un esito nefasto che sembrava già scritto. L’esempio di Caporetto ci dice che nulla è mai irrimediabilmente perduto e che ci si rialza solo se si è capaci di compiere uno sforzo collettivo. Dobbiamo recuperare un’idea comune, capire che Nazione, Popolo e Stato sono concetti collettivi e che rinchiudersi in se stessi vuol dire rinnegarli. Dobbiamo capire che l’individualismo, il localismo e il regionalismo, che il rifiuto dello straniero servono solo a farci sentire più sicuri nei momenti di crisi ma non servono a costruire, in un mondo globalizzato, alcuna prospettiva di crescita sociale ed economica”.