Sulla possibile partenza del Seppellimento di Santa Lucia del Caravaggio, prima verso l’Istituto superiore del restauro di Roma e poi verso il Mart di Rovereto, il Patto civico per Caravaggio , che riunisce 6 associazioni, licenzia un documento in cui torna ad analizzare la questione da diversi punti di vista. “In primo luogo – si legge nella nota – la richiesta è priva di linearità concettuale. Non si può chiedere in prestito un capolavoro della pittura del Seicento e motivarne lo spostamento all’altro capo dell’Italia con l’esigenza di un urgente restauro, giudicato peraltro non necessario proprio dalle valutazioni scientifiche svolte dai tecnici dell’Istituto Centrale per il Restauro. Parimenti – prosegue il documento – una richiesta di prestito non può essere motivata dal fatto che si debba rimuovere un dipinto, per liberarne un altro da esso coperto, spostandolo dalla sua sede espositiva attuale. Ad operare il trasferimento del dipinto nella sua sede naturale, la Basilica del Sepolcro di Santa Lucia extra moenia, avrebbe dovuto provvedere il Fondo Edifici di Culto (Fec), che, fin quando non saranno chiariti i termini della proprietà, più volte sollevati dalla Curia Arcivescovile di Siracusa, ha la responsabilità diretta sulla Badia, sulla Basilica e quanto in esse contenuto. E chi doveva fare in modo che ciò accadesse? L’organo preposto alla tutela, la Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Siracusa. È interesse di tutti riportare il dipinto nella sua sede originaria, nel luogo della sua prima esposizione, ma ogni cosa – evidenzia il Patto civico – deve avvenire con la massima sicurezza che richiede un progetto di restauro, l’impegno economico del Fec, la sorveglianza della Soprintendenza”.
Il Patto civico non manca di ricordare l’aspetto identitario dell’opera: “Il Seppellimento di Santa Lucia non è “solo” un’opera d’arte; è ancor più una icona di fede, intorno alla quale, nell’arco di oltre 400 anni, si sono radicati i saldi principi della devozione a Santa Lucia. L’opera, commissionata e pagata dal Senato cittadino nel 1608, sostituiva le sue spoglie, che la città aretusea non è mai riuscita ad ottenere. Il valore spirituale dell’opera, il suo profondo legame con la devozione cittadina – ricorda la nota – sono stati ricordati nella nota del 26 giugno inoltrata al Fec dall’Arcivescovo di Siracusa Mons. Salvatore Pappalardo e dal Vicario Generale Mons. Sebastiano Amenta. La Curia faceva anche notare che, venuta meno l’esigenza del restauro, esprimeva parere contrario allo spostamento dell’opera da Siracusa. La città aveva salutato con entusiasmo l’idea che gli studi sull’opera e la sua pulitura continuassero a Siracusa, in una sorta di cantiere aperto, così da consentire ai visitatori di assistere a procedimenti conservativi di alto valore scientifico, tanto più che la stessa relazione redatta dei tecnici dell’Istituto centrale del restauro a seguito del sopralluogo svolto nella chiesa della Badia tra il 22 e 24 giugno 2020, non rilevava alcuna situazione emergenziale, viceversa uno stato conservativo “discreto” con una condizione generale dell’opera sostanzialmente immutata”.
L’altro aspetto “pericoloso” per il Patto civico è costituito dalla realizzazione di una copia del dipinto: “Il Seppellimento di Santa Lucia avrà un suo doppio, con le conseguenze che ciò può causare. La Chiesa di Santa Lucia la Badia, prima del Covid 19, accoglieva ogni giorno fino a tremila visitatori. Si può ben comprendere il valore in termini turistici per Siracusa dell’esposizione di un’opera che mantiene la sua sublime unicità. È pur vero che in passato, come icona devozionale, ne furono realizzate diverse riproduzioni, ma si trattava di copie evidenti, di minori dimensioni, che non ledevano l’unicità dell’opera caravaggesca, anzi ne ampliavano e ramificano il messaggio, diffondendo il culto della Sepoltura di Lucia”.
In chiusura l’appello lanciato alla Prefettura che “faccia valere le osservazioni e il parere negativo della Curia, ascoltando le tesi delle associazioni costituitesi in Patto Civico” e alla Soprintendenza ” che distingua la manutenzione dell’opera dalla richiesta di prestito e faccia lo sforzo di far giungere a Siracusa sia i tecnici del restauro e sia la strumentazione utile. Se servissero fondi – conclude il Patto civico – la città e il territorio, nelle varie espressioni imprenditoriali, consortili e associative, sono pronte ad intervenire”.
