E’ delusa e contrariata: Lia Contrino, la dirigente del servizio di Epidemiologia e capo del Dipartimento di Prevenzione prima commissariata e poi messa in ferie forzate.
Un provvedimento che le appare quanto meno ingiusto a fronte della gran mole di lavoro svolto da quando è iniziata l’emergenza coronavirus.
“Sono molto dispiaciuta – ci dice – anche perché ho saputo dell’arrivo del commissario, Ireneo Sferrazza, domenica scorsa quando la notizia è stata diffusa dalla stampa. E questo mi ha ferito anche perché dal giorno in cui si registrò il caso sospetto del cittadino cinese al’ospedale Umberto I – aggiunge – ho lavorato incessantemente senza mai risparmiarmi. E questa mattina quando ho aperto la mail per inviare come faccio ogni giorno la mia relazione alla Regione, è arrivata l’altra doccia fredda: la lettera di collocamento in ferie per 83 giorni, con la motivazione dell’impossibilità di monetizzare le ferie e la comunicazione di sostituzione nel ruolo di capo dipartimento”.
Parla con la solita energia la dottoressa Contrino, ma nel tono è palpabile la delusione: “Ho ricoperto il doppio ruolo di dirigente di epidemiologia e capo dipartimento – sottolinea – avendo a disposizione poco personale e dividendomi tra l’incarico squisitamente medico e quello di collegamento con le istituzioni e non è stato per niente facile, ma non mi sono mai risparmiata e leggere nel decreto di nomina del commissario da parte dell’assessorato regionale alla salute che mi si contestano le criticità sulla gestione degli isolamenti domiciliari, sulla trasmissione dei dati alla Prefettura e ai sindaci o i ritardi nell’analisi dei tamponi fa male. Non potevo fare di più di quello che ho fatto – conclude – con l’organico insufficiente al carico di lavoro che l’Azienda mi ha messo a disposizione”.
