L’assegnazione di apppalti da parte dell’Asp è di nuovo motivo di scontro con la Cgil. Questa volta il segretario generale Alosi punta l’indice contro l’affidamento del servizio di assistenza domiciliare integrata (Adi).
“E’ stato preferito il parametro del massimo ribasso. Si tratta di una base d’asta di 17.187.000 euro per la durata di tre anni, prorogabile ancora un anno, fino ad un ammontare complessivo di 22.916.000 euro. Le risorse stanziate — afferma l’esponente della Cgil – segnano un incremento, rispetto al passato, di oltre il 70%, in conseguenza anche dell’aumento degli assistiti aventi diritto in provincia (quasi 3.000 unità l’anno, in prevalenza anziani e non autosufficienti). L’appalto – continua Alosi – è stato assegnato all’impresa Primavera, che ha applicato un ribasso del 25%, che andrà a scaricarsi per intero sul costo del lavoro degli operatori sanitari che vedono così svanire oltre il 35% dell’importo minimo già previsto dalle tabelle ministeriali di 21.36 euro l’ora. La paga si riduce così a soli 13 euro lordi. E come se non bastasse in regime di Partita Iva. Forse – conclude Alosi – piuttosto che applicare il massimo ribasso, sarebbe stato meglio applicare sistemi di controllo e di efficienza del servizio, oggi inesistenti”.
