Ispra e istat

Siracusa, crescono le attività estrattive : rischio desertificazione

Siracusa, attività estrattive sopra la media nazionale: desertificazione dietro l'angolo

Sono quattro le province siciliane che superano la media nazionale di attività estrattive, tra queste anche Siracusa, oltre a Palermo, Agrigento e Ragusa.
A certificarlo è l’Istat che, incrociando i dati con uno studio dell’Ispra, mette in luce le conseguenze di voler forzare la mano dell’uomo sull’ambiente: la desertificazione.
Quest’ultima è causata non solo da elementi naturali, ma anche dalle attività umane. Coinvolge la superficie terrestre e si definisce come un insieme di “processi di declino delle potenzialità del territorio – si legge in un report dell’Ispra –, che non necessariamente assume le forme di una maggiore estensione dei paesaggi di tipo desertico”. Per l’Onu è il “degrado del territorio nelle zone aride, semi aride e sub umide secche attribuibile a varie cause fra le quali le variazioni climatiche e le attività umane”.

In Sicilia la desertificazione coinvolge il 70% delle aree, dato più elevato tra le regioni italiane.
“Gli incendi – scrivono dal ministero dell’Ambiente – determinano effetti negativi sulla composizione e sulla struttura delle comunità vegetali e animali e sulle proprietà fisico-chimiche del suolo, cambiando, ad esempio, la struttura del terreno rendendolo meno permeabile e, quindi, più esposto a processi erosivi”.

Tornando al dato aretuseo, a incidere ci sono anche le discariche e le attività estrattive. Queste ultime, soprattutto per il mancato risanamento ambientale, rappresentano una presenza consistente nell’Isola. Complessivamente ci sono 553 cave (431 attive, tra le quali 316 produttive, 122 non attive) e 6 miniere (2 attive nel 2014) che registrano una tendenza in contrazione per numero di attività, rispettivamente pari a -8,9% e -33,3%, così come nell’estrazione (-17,3% la quota di minerali estratti tra il 2014 e il 2013) ma i problemi legati alla loro permanenza restano irrisolti.