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Siracusa, avvicendamento Panvini: lo sconcerto di Baio, Blancato e Spataro

Siracusa, avvicendamento Panvini: lo sconcerto di Baio, Blancato e Spataro

E’ un duro atto d’accusa contro parti dell’ambientalismo siracusano e contro l’assessore regionale Tusa quello lanciato da Salvo Baio, Mario Blancato e Carmelo Spataro per l’avvicendamento della soprintendente di Siracusa Rosalba Panvini.
Il primo dirigente provinciale del Pd, il secondo componente del cda del Consorzio universitario Archimede e il terzo esponente del Pd che difendono a spada tratta l’operato dell’ormai ex soprintendente.
In discussione vengono messi il modo e i tempi in cui il cambio al vertice è avvenuto e che, a loro dire, non fa altro che confermare il clima di ostilità che avrebbe contraddistinto la permanenza lavorativa della Panvini a Siracusa.

“Il suo arrivo – scrivono in una nota – è stato preceduto da un fuoco di sbarramento di alcuni segmenti dell’ambientalismo siracusano, un mondo, questo, dove coesistono personalità di grande equilibrio e intelligenza ed esponenti che si ritengono interpreti del bene e del male, una sorta di primo grado del Tar e della Procura”.

Ma i problemi non si sarebbero fermati lì: “Quello che la Panvini definisce “un gruppo di potere” – rivelano – dietro le quinte ne ha screditato il lavoro, strumentalizzando ed enfatizzando alcuni conflitti all’interno della Soprintendenza”.

Quegli ambientalisti e quello stesso “gruppo di potere” che, secondo Baio, Blancato e Spataro non si sono espressi sul fabbricato che ospita l’Area marina protetta del Plemmirio dove è stato realizzato, “con plinti di cemento armato”, un collegamento che occlude la vista del mare di levante.

A tutto ciò si aggiungono i modi e i tempi dell’ avvicendamento della Panvini, proprio mentre la soprintendente stava per essere sottoposta ad un delicato intervento ortopedico.

“L’assessore Tusa – aggiungono – sa bene di quale pasta professionale è fatta Rosalba Panvini per averlo scritto anche nel provvedimento di assegnazione a Catania, perciò aveva anzitutto il dovere di difenderne l’ operato, tanto più che l’interessata aveva da tempo richiesto formalmente un cambio di sede. Invece, mentre divampava il fuoco della polemica sulla riqualificazione della piazza d’Armi, è finita in pasto all’opinione pubblica, che è stata indotta a collegare l’avvicendamento con il parere sulla fattibilità del progetto”.