La possibile candidatura di Siracusa a capitale europea della cultura nel 2033 solleva più di una perplessità in due esponenti del Pd siracusano, Salvo Baio e Mario Blancato. I due in una nota congiunta, che pubblichiamo di seguito, lanciano un affondo alla classe politica e dirigente del capoluogo:
“Per candidare Siracusa a capitale europea della cultura non basta il suo patrimonio monumentale e neanche la sua storia: occorre anzitutto, e non lo diciamo polemicamente, una classe politica e dirigente che sappia porsi all’altezza dell’ambizioso obiettivo.
I criteri a cui si ispira l’apposita commissione preposta al vaglio delle candidature tengono conto di come l’attività culturale stimola lo sviluppo economico e turistico delle città, di come le diversità delle culture europee (la loro poliedricità diceva il grande intellettuale slavo Predrag Matvejvic) è fonte di integrazione e di come il fattore multietnico e multiculturale si armonizzi nel contesto europeo di oggi.
La designazione di Gorizia (Italia) e Nova Gorica (Slovenia), capitali europee della cultura del 2025, è basata fondamentalmente sul costante impegno delle due città per superare le antiche divisioni della Guerra Fredda, avvicinando ed integrando le rispettive comunità e sviluppando la cooperazione economica transfrontaliera, oggetto di apposito trattato. Gorizia e Nova Gorica avevano una piazza in comune, per metà al di qua della Cortina di ferro e per metà al di là.
La scelta di Galway (Irlanda), capitale della cultura dello scorso anno, si fonda sulla sua caratteristica di città multiculturale, con una significativa storia migratoria che riguarda il 25 per cento della popolazione. E’ chiamata anche City of Equals proprio per la capacità di integrare culturalmente, pur nella varietà dei “linguaggi”, i propri abitanti. E’ sede universitaria e di molteplici eventi culturali tra cui il festival internazionale dell’arte, del jazz e del famoso festival delle ostriche, che richiama turisti di tutta Europa.
Qual è il patrimonio culturale di Timsoara (Romania) capitale europea di quest’anno? Sono le numerose minoranze etniche (tedesche, ungheresi, serbe, ebree, italiane) che hanno contribuito, integrandosi culturalmente, a realizzare un grande distretto industriale. Stesso discorso per Veszprem (Ungheria), capitale europea della cultura del 2023, dove annualmente si svolgono numerose manifestazioni culturali, che hanno contribuito allo sviluppo turistico del lago Balaton e dove c’è una delle più antiche università d’Europa.
I criteri di scelta sono cambiati rispetto al 1985, quando l’allora ministra della cultura greca, la famosa attrice Melina Merkouri, lanciò l’idea della Città europea della cultura e non a caso Atene fu la prima ad essere designata e dopo Atene le altre principali capitali europee (per l’Italia Firenze). Nell’ultimo quinquennio e fino al 2025, gli Stati cui spetta designare a rotazione le aspiranti capitali della cultura puntano sempre più su città medie e piccole dove esistono comunità multiculturali integrate e una vivacità culturale che fa da traino alla crescita economica.
Le istituzioni siracusane hanno le carte in regola per predisporre un progetto credibile per candidare con buone chance di successo la nostra città a capitale europea della cultura nel 2033? Aspettiamo di vedere i progetti, ammesso che qualcuno li preparerà, per giudicare. Di sicuro partiamo col piede sbagliato se teniamo conto che nel 2019, in base alla classifica del Sole 24Ore sulla qualità della vita, eravamo al 68° posto alla voce “Cultura” e che nel 2020, alla stessa voce, siamo precipitati al 99° posto su 107. Un disastro. Con questi precedenti, se non si volta pagina, la strada non sarà certo in discesa.
Si sostiene che l’eventuale candidatura di Siracusa potrebbe avvantaggiarsi della Biennale del Mediterraneo, che, detta così, non significa nulla se non l’ennesimo capitolo della narrazione retorica sul Mediterraneo, narrazione che andrebbe quantomeno aggiornata alla luce degli inquietanti mutamenti geopolitici intervenuti nei Paesi meridionali del Mare nostrum. Purtuttavia non mancano nel Paese iniziative finalizzate al confronto culturale su temi specifici come la Biennale d’arte del Mediterraneo, la Biennale transnazionale d’arte dei giovani artisti e la School of Waters. La Conferenza episcopale italiana promuove da tempo l’iniziativa “Mediterraneo, frontiera di pace”.
Siracusa in passato ha promosso confronti culturali con Paesi del Mediterraneo come Immaginario Mediterraneo, una rassegna cinematografica di film prodotti da magrebini, algerini, iraniani, israeliani, greci, spagnoli, della ex Jugoslavia. Vi parteciparono intellettuali del calibro di Matvejevic, autore del bellissimo Breviario del Mediterraneo e Vassily Vassilikos, poeta e scrittore, autore del famoso libro L’orgia del potere. O come quello sui beni culturali promosso dal Consorzio universitario Archimede e dalla facoltà di Architettura (vi parteciparono architetti ed esperti provenienti dalla Grecia, Spagna, Algeria,Israele Marocco, Libia, Egitto, Giordania).
Ma una cosa sono le iniziative culturali sporadiche, altra cosa è lanciare senza ulteriori specificazioni l’idea della Biennale del Mediterraneo, senza indicarne i temi, le finalità, la governance. A futura memoria.
Nulla vieta naturalmente alla politica di lanciare progetti ambiziosi e perfino di sognare e far sognare ad occhi aperti, purché poi sia in grado di realizzarli. E per realizzarli ci vuole capacità amministrativa e programmatoria, ampiezza di visione e un’idea del proprio futuro. Del che, visti i risultati, dubitiamo molto, pur augurandoci di essere smentiti dai fatti. Nel frattempo, non sarebbe male cominciare dalla buche nelle strade”.
