Non è stato commesso nessun reato. Così la Procura di Siracusa ha messo un punto nella vicenda, rimbalzata su tv e giornali nazionali nel 2015, passata alla storia come Gettonopoli.
Quasi tutto il consiglio comunale era coinvolto, tutti indiziati di aver fatto uso eccessivo del gettone di presenza, ma in realtà qualsiasi cosa sia stata fatta, secondo la Procura, rientrerebbe nei limiti di legge.
Il reato contestato è abuso d’ufficio in concorso e continuato per la violazione della legge regionale del 2000 e del regolamento delle commissioni consiliari. Secondo l’accusa i consiglieri avrebbero percepito il gettone di presenza anche quando le sedute erano rinviate per mancanza di numero legale o non svolgevano alcuna attività o avrebbero partecipato a sedute utili solo per l’approvazione dei verbali precedenti, causando con questa condotta un danno erariale. L’inchiesta, nata dalla denuncia pubblica del M5S, che ha contato 1201 sedute di commissioni per una spesa complessiva nel solo 2014 di 650.000 euro.
Nelle motivazioni del decreto di archiviazione, addotte dal gip, Tiziana Carrubba c’è l’assenza di dolo intenzionale. In pratica le indagini hanno accertato che tra settembre 2013 e febbraio 2015 i consiglieri indagati hanno percepito illegittimamente gettoni di presenza perché i consiglieri hanno diritto all’emolumento per l’effettiva partecipazione a Consigli e commissioni e non per quelle rinviate per mancato raggiungimento del numero legale né per quelle in cui non venga svolta attività. Ma, così come accaduto anche nelle consiliature precedenti, il procedimento amministrativo è stato governato autonomamente dai dirigenti comunali e dai funzionari, addetti alla rilevazione di assenze e presenze, che trasmettono ed elaborano dati senza alcuna ingerenza dei consiglieri, che ricevono automaticamente la somma complessiva dei gettoni di presenza. Non è stato inveceacquisito alcun elemento di prova su eventuali accordi collusivi tra funzionari e consiglieri.
Da qui la decisione di archiviare il caso.
