“Stefano è stato schiacciato a terra e l’infermiere gli stringeva il braccio attorno al collo in una morsa. Quando sono arrivata nella struttura, ho visto mio fratello legato a terra. L’ho slegato, spogliato, ho fatto il massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca. Ma Stefano non c’era più”.
Rossana La Monica, sorella di Stefano Biondo, in una vecchia intervista per SiracusaPost raccontava così quell’orribile 25 gennaio del 2011, quando suo fratello perse la vita. A distanza di tempo i sentimenti sono cambiati, e il dolore si mischia sempre di più a una rabbia che cresce, cresce e cresce.
“La vita di mio fratello vale meno di un furto di arance” – ha detto ieri Rossana La Monica in Tribunale, a seguito dell’udienza finale. Per lei, suo fratello Emanuele, e per il resto della famiglia, ieri è stata una giornata estenuante. L’udienza finale, prevista per le 11, in realtà ha avuto inizio ore dopo.
In aula a dibattere per quasi due ore il Pm, il quale ha chiesto al giudice la condanna dell’infermiere Giuseppe Alicata a 9 mesi di detenzione. Ma, le arringhe finali, sono state piuttosto lunghe, motivo per il quale il giudice ha diviso in due parti l’udienza finale.
Ieri dopo il Pm, l’audizione dei difensori delle parti civili. Gli altri, difensori Asp e imputato, saranno ascoltati il 21 febbraio, quando si tornerà ancora una volta in Aula.
Tra i passaggi più significativi della discussione di ieri l’accusa, sempre più forte, nei confronti dell’infermiere. Tra i banchi dell’aula, infatti, è venuto fuori che Stefano sarebbe stato sedato e legato in una prima fase di agitazione, e questo non sarebbe un particolare da poco perché aggraverebbe la colpa e giustificherebbe sempre meno la violenza.
C’è da dire, infine, che il giudice non è legato al vincolo del giudizio del Pm, per cui la condanna potrebbe essere ribaltata il 21 febbraio.
Adesso rimane solo amarezza, rabbia e un ricordo che chiede di non diventare sfocato.
