“La chiusura delle pagine della Sicilia Orientale del Giornale di Sicilia, paventata da qui ad una settimana , isola il territorio, elimina un’occasione di informazione, mortifica la storia decennale di tanti cronisti, sotterra uno strumento di confronto e analisi per la stessa politica, per le imprese, il mondo del lavoro, le società sportive. Così il segretario provinciale di Assostampa Siracusa Prospero Dente, che esprime ai colleghi del Giornale di Sicilia, la solidarietà e la vicinanza personale e dell’intera segreteria.
“Ai cittadini mancherà l’informazione; cosa assolutamente diversa. Ovvero quella mediazione tra urla scomposte e verità dei fatti. Azione responsabile affidata, da sempre, ai giornalisti. Ai lettori mancherà il coraggio di quei cronisti che entrano dentro la notizia prima di raccontarla. Di quei colleghi che oggi – assurdo – resistono a schiena dritta davanti agli attentati e alle intimidazioni, ma vengono messi in ginocchio, non dalla malavita, ma dagli stessi editori.
Forse è il momento – conclude Dente – in cui tutta la società siracusana – politici, istituzioni, sindacati, mondo delle imprese, ognuno di noi giornalisti – si interroghi sul potere delle pagine di un giornale”.
“La solidarietà a tutti i giornalisti coinvolti e la preoccupazione per un’altra voce che si spegne nel panorama della informazione siracusana.”
Questo il commento del segretario generale della UST Cisl Ragusa Siracusa, Paolo Sanzaro, che aggiunge “l’auspicio è che il piano venga rivisto e che la proprietà colga le opportunità di sviluppo che questo pezzo di Sicilia offre ancora all’editoria”.
Una pessima notizia. Così il sindaco Francesco Italia commenta la chiusura del Giornale di Sicilia. “La pesatissima crisi dell’editoria è un problema enorme per un grande Paese perché ne va della tenuta stessa della democrazia, un problema al quale nessun governo, neppure a livello regionale, finora ha messo seriamente mano. L’illusione dell’informazione libera sulla Rete si è rivelata fallace e, fatte le dovute preziose eccezioni, ha aperto la strada al fenomeno delle fake news. A questa crisi gli editori siciliani rispondono riducendo le edizioni e tagliando i giornalisti. Una corsa del gambero che non ha prodotto, e non poteva produrre, effetti positivi e che non si è trasformata né in investimenti né in rilancio del settore. – dice – Per noi amministratori pubblici questa strategia è dannosa e mortifica gli sforzi compiuti tutti i giorni per il rilancio dei territori e per promuoverne sviluppo. Quanto di nuovo riusciamo a produrre e a proporre ha bisogno di visibilità e di essere raccontato da una stampa libera di svolgere il suo ruolo di pungolo e di critica. Il Giornale di Sicilia vanta quasi 160 anni di storia (è una delle testate più antiche d’Italia) e dopo 29 anni ha deciso di abbandonare un’area, come quella del Sudest, che si sta rivelando tra le più dinamiche dell’Isola (sempre presente nelle cronache nazionali dei giornali italiani) e che meglio di molte altre sta interpretando le opportunità offerte da un turismo declinato nella maniera più ampia possibile attraverso la cultura, l’agricoltura e l’enogastronomia di qualità, la promozione delle tipicità apprezzate in tutto il mondo. I nostri giovani ci credono, creano imprese e spingono le aziende più consolidate a trasformare le loro strategie ma tutti hanno bisogno di oltrepassare i confini regionali. Nell’era dell’informazione e della comunicazione globalizzate ci sono opportunità anche per le aziende editoriali; invece su tre grandi giornali siciliani – che meglio di altri dovrebbero interpretare il presente e conoscere i territori – due hanno voltato e voltano le spalle. Fatte le dovute proporzioni, attenzione maggiore talvolta mostra la stampa nazionale, ma la rinascita della Sicilia ha bisogno di impegno costante, quotidiano e di sguardo lungo. Soprattutto ha bisogno delle forze migliori che sappiano remare tutte nella stessa direzione sotto la spinta positiva dell’opinione pubblica”.
