Roberta e Marcolino, 21 anni lei e 26 lui. Due ragazzi che non si conoscevano ma che hanno condiviso lo stesso triste, terribile destino: sono morti sulla strada, vittime di un tragico incidente stradale che ha interrotto per sempre le loro giovani vite, a distanza di 24 ore l’una dall’altro.
Le famiglie svegliate in piena notte hanno dovuto, loro malgrado, fare i conti con un dolore infinito. Genitori, fratelli, sorelle, figli segnati nel profondo dell’animo. Per sempre.
A noi cronisti l’onere di raccontare i fatti e ci rendiamo conto di trovarci sempre di fronte alle solite, perverse dinamiche, ai soliti perversi comportamenti: velocità, abuso di alcol prima di mettersi alla guida, uso del telefonino mentre si è al volante. Condotte pericolose che continuano a mietere vittime, che uccidono chi sbaglia , ma anche coloro che si trovano al posto sbagliato al momento sbagliato. E ciò che è ancora più grave, è che non si impara dagli errori altrui e si continua a sfidare le regole o la sorte pensando forse: ” A me non accadrà“.
A nulla valgono le sanzioni e l’inasprimento delle pene, l’introduzione del reato di omicidio stradale, la grande e puntuale opera di sensibilizzazione ed educazione stradale svolta nelle scuole dalle forze dell’ordine.
Il senso di responsabilità continua a latitare.
Se solo si capisse che essere prudenti e attenti quando ci si mette alla guida di un’auto o di una moto, non vuol dire essere “bacchettoni”, vuol dire invece dare il gusto valore alla propria vita e a quella degli altri.
Se solo si capisse che il presente ha un senso quando serve a costruire il futuro.
Se solo si capisse che ogni nostra azione, sia giusta che sbagliata, comporta inevitabilmente delle conseguenze, allora Roberta, Marcolino e tutti gli altri che hanno lasciato la loro vita sulla strada, oggi sarebbero ancora qui e avrebbero l’opportunità di progettare il loro futuro, quel futuro che, invece, è stato cancellato, di botto, con un colpo di spugna.
