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Siracusa, vendita farmaci galenici a base di cannabis: cambia il prezzo e sale il rischio ritiro

Siracusa, vendita farmaci galenici a base di cannabis: cambia il prezzo e sale il rischio ritiro

Non c’entra l’etica, la morale o opinioni personali. Si tratta di pura e semplice legge di mercato. I pazienti chiedono, la farmacia risponde. Se quest’ultima per fornire un farmaco rischia di andare in perdita, necessariamente deciderà di non rispondere alla domanda.
Stiamo parlando dell’attuale situazione che riguarda i farmaci galenici a base di cannabis, o per dirla in maniera spicciola “l’erba terapeutica”. Per un grammo di cannabis terapeutica, in realtà un olio che richiede quattro ore di lavorazione, il prezzo imposto dal ministero della Salute è di 9 euro, un costo troppo basso che inevitabilmente non fa quadrare i bilanci delle farmacie che a loro volta acquistano la sostanza a 8 euro e 39 centesimi. A questo bisogna aggiungere un professionista che si possa occupare per 4 ore della lavorazione, anch’esso con spese non indifferenti per la farmacia.

“Una beffa dal ministero a discapito dei malati, che ci raccontano di un miglioramento della qualità di vita non indifferente in seguito all’assunzione di questi farmaci – spiega a SiracusaPost Salvatore Caruso, presidente di Federfarma Siracusa – Una svista che temiamo possa incoraggiare i pazienti ad acquistare la cannabis nel posto meno sicuro per loro, e cioè la strada”.
“Da anni la tariffa ufficiale, la nostra linea guida, non è mai cambiata. Per cui i prezzi sono fermi ancora almeno a 20 anni fa, con notevoli difficoltà per i farmacisti soprattutto alla luce del cambio dalla lira all’euro. Di colpo, nei giorni scorsi, l’inversione di rotta e cambio di tariffe per alcune sostanze tra cui la cannabis – continua Caruso – Io credo che si rischia di favorire le vie illegali e meno sicure. La cannabis terapeutica non è nè quella che si trova nella strada nè quella che si coltiva in casa, è un farmaco ed è tutt’altra cosa”.

A usufruire di farmaci a base di cannabis pazienti affetti da malattie degenerative, tumori, gravi infiammazioni e altro ancora. Ma la prospettiva è quella di non vendere più questa sostanza.

“Quello che noi ci aspettiamo come categoria – conclude Caruso – è di essere ascoltati per poter ancora assistere i nostri pazienti. Federfarma sta già agendo a livello nazionale per trovare un giusto canale di comunicazione e rimediare a questo sbaglio madornale, parlando direttamente con il ministro Lorenzin”.