E’ ancora complicata la situazione al carcere Cavadonna di Siracusa. A dirlo è Giovanni Villari, garante dei detenuti, il quale ha personalmente verificato le condizioni della casa circondariale soprattutto a seguito dell’emergenza Coronavirus.
Al Cavadonna, annuncia Villari, c’è ancora un problema di sovraffollamento. Attualmente il Blocco 30, che dovrebbe ospitare “30 persone”, ne alloggia 52; i detenuti lamentano che in celle predisposte per quattro si sono ritrovati anche in otto. In tutto risultano 559 detenuti presenti nella struttura, in quanto solo due sono stati tradotti ai domiciliari a seguito dell’emanazione del DPCM in materia.
La fornitura di Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) annunciata dal governo non è ancora arrivata a Cavadonna, tanto che la direzione ha effettuato l’acquisto di 1000 mascherine, che però cominciano già a scarseggiare.
La buona notizia, però, è quella che all’interno della struttura non vi sono casi nè accertati nè sospetti di Covid 19.
Villari denuncia però una carenza di supporto sanitario per i detenuti che presentano altre patologie, anche gravi.
Particolarmente gravoso il lavoro della polizia penitenziaria in questa fase di emergenza. Gli agenti denotano stanchezza per la tensione che scaturisce dalla gestione del numero così elevato di telefonate giornaliere. La rete telefonica, che in contrada Monasteri è molto carente, pesantemente oberata dal numero più elevato delle chiamate, spesso non sostiene il traffico. Le chiamate vengono spesso interrotte (anche negli uffici), generando irritazione e malcontento. Sono state comunque allestite postazioni per effettuare videochiamate con skype e predisposti alcuni smarphone per videochiamate tramite whatsapp.
Infine, il Garante ha voluto ricordare il fatto di cronaca che si è verificato nei giorni scorsi all’interno della struttura, quando un uomo, Luca, si è tolto la vita impiccandosi con il cavo dell’asciugacapelli alla finestra del bagno della sua cella.
Lascia due bambine e una giovane moglie.
